31 May 2025 Hour 18:00
Conservatorio di Musica "Benedetto Marcello"

Concerto dei solisti e dell'Orchestra del Conservatorio

Primo appuntamento della rassegna SERENISSIMI ORGANI 2025

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Description

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PROGRAMMA

 

Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948)

Concerto per Organo e Orchestra (1893)

Prima esecuzione moderna. Edizione diplomatica a cura di Leonardo Mariotto.

Organo solista: Leonardo Mariotto

Maestro concertatore e Direttore: Prof. M° Matteo Messori

  • Moderato energico - Andante
  • Maestoso - Allegro molto - Adagio poco - Presto - Maestoso

 

E. Wolf-Ferrari, due brani da “Il Campiello” per orchestra

  • Intermezzo (Atto II)
  • Ritornello (Atto III)

 

Arie di Bizet

G. Bizet, dall’opera “Djamileh”, “Lamento” di Djamileh. Mezzosoprano Lyu Xiaomeng

G. Bizet, dall’opera “Les Pêcheurs de Perles”:

  • Aria di Zurga “L’orage est calmé – O Nadir tendre ami”, baritono Yang Zhengji Daniel
  • Duetto di Nadir e Zurga “C’est toi, toi qu’en fin je revoir – Au fond du temple saint”, tenore Li Linxuan, baritono Yang Zhengji Daniel
  • Aria di Léila “Me voilà seule dans la nuit – Comme autre fois”, soprano Kim Eunyoung
  • Duetto di Léila e Nadir “Leila! Dieu puissant le voilà! Ton coeur n’a pas compris le mien”, soprano Nao Tacheuci, tenore Li Linxuan

 

Orchestra del Conservatorio

M° Luisa Russo - Maestro Direttore e Concertatore

Violini I: Aurora Ferro, Renèe Guerrini, Marianna Lazzari, Matilde Iribhogbe, Leonardo De Mase, Maela Dal Mas

Violini II: Federico Secchi, Laura Barasciutti, Vittoria Marsibilio, Eudora Nasato, Elisa Righi

Viole: Lorenzo De Lucca, Mattia Pilotto, Elena Da Pieve, Prof. Giancarlo Di Vacri

Violoncelli: Davide Da Dalto, Beatrice Bortolin, Leonardo Fontolan, Elettra Bastanzetti

Contrabbassi: prof. Giancarlo Pavan, Marco Centasso

Flauti: Aida Vitturi, Xiaonan Wang, Chiara Bortoli

Oboi: Haodi Sun, Mikhail Paisov

Corno inglese: Cristian Zoccolan

Clarinetti: Beatrice Cattaneo, Damiano Ballarin, Cristina Scapol

Fagotti: Xianglong Sun, Serena Candolini

Corni: Yichao Hu, Angelo Dolce, Filippo Tramontana

Trombe: Luigi Maria De Gobbi, Filippo Dante

Tromboni: Marco Colombo, Marta Mabilia, Maksim Turavets

Arpe: Alice Castelli, Alessia Comin, Siwei Zhu

Percussioni: Francesca Miuzzi

 

 

Prezzo
Free
Informazioni aggiuntive

Dopo un lungo periodo di oblio, torna alla luce, grazie all’odierna prima esecuzione e all’edizione diplomatica curata durante lo scorso anno accademico da Leonardo Mariotto (in qualità di elaborato di diploma accademico magistrale presso il nostro Conservatorio), il Concerto per organo e orchestra composto dal grande compositore tedesco-veneziano Ermanno Wolf-Ferrari (1876-1948). 

La partitura manoscritta su cui si basa la presente esecuzione è l’unica a noi pervenuta, preservata nella Staatsbibliothek di Monaco, nel cospicuo fondo di materiali autografi wolf-ferrariani che poco più di una ventina di anni fa furono acquisiti dall’istituzione della capitale bavarese che per tanti anni il maestro fissò a propria dimora. 

Nel novembre del 1893, diciassettenne, alla fine del primo anno di studi presso l’Accademia musicale di quella città, Wolf-Ferrari compose il Concerto che si ascolterà. In quel periodo stava studiando l’organo sotto la guida di Otto Hieber e il contrappunto con il celebrato Josef Rheinberger (docente in precedenza anche di quest’ultimo). 

Dalla pittura — nella quale aveva esordito avviato dal padre pittore (originario del Baden-Württemberg, figlio e nipote di pastori luterani di discendenza turinga) e che aveva approfondito prima a Roma poi a Monaco — la definitiva conversione alla musica avvenne nel segno di Bach. 

La sua adesione al contrappunto bachiano (non solo delle opere per tastiera e di quelle strumentali, ma anche delle cantate, delle Messe e degli oratori) fu una costante, un’ossessione fruttifera durante tutta la vita del maestro. Il padre ricordava la sua lettura a prima vista, appena undicenne, della Fantasia cromatica e Fuga. Le lezioni di pianoforte intraprese con il giovane vicino di casa Leonardo Brusa (allievo del nostro Istituto), furono presto superflue, considerati i progressi dell’enfant prodige che a tredici anni conosceva e dominava tutte le sonate per pianoforte di Beethoven. E che a quindici, davanti alle modelle di nudo femminile nella scuola di pittura romana, componeva fughe senza sosta. Consuetudine che rimarrà costante in tutta la vita del musicista.

Il Concerto precede di qualche settimana la composizione della celebre Serenata per archi, ancora oggi uno dei suoi brani più eseguiti. Essa sbalordì i suoi maestri all’Accademia di Monaco che ne favorirono l’immediata pubblicazione.

 

Wolf-Ferrari venne nominato nel 1903, poco più che ventisettenne, direttore a vita di questo Conservatorio, (allora Liceo musicale), per intercessione di Arrigo Boito che ne aveva apprezzato durante la frequentazione milanese gli alti orizzonti e le grandi capacità, non solo di compositore ma anche di direttore del coro tedesco di Milano. 

Proprio nella sala in cui ci troviamo Ermanno volle istituire per la prima volta a Venezia le settimanali esercitazioni orchestrali.  Il primo atto della sua direzione fu quello di stabilizzare l’incarico di docente di organo (e composizione organistica) già affidato l’anno prima al virtuoso veneziano Oreste Ravanello. In quel documento si ribadisce la primaria importanza, per Wolf-Ferrari, dell’insegnamento del re degli strumenti all’interno di un conservatorio.

In questo luogo, il grande musicista allestì opere settecentesche di Pergolesi e Galuppi (il cui basso continuo venne restituito, eccezionalmente per l’epoca, su un clavicembalo storico), fece risuonare musica di Rameau e Gluck (tutti autori allora quasi dimenticati), eseguì almeno una cantata di Bach. Durante la sua breve ma intensissima attività presso l’allora Liceo Musicale “Benedetto Marcello” venne fondato infatti per suo volere un “Comitato G. S. Bach” da lui presieduto, che intendeva intraprendere l’esecuzione integrale delle cantate sacre del sommo compositore tedesco. Progetto che si interruppe con il suo rientro in Germania nel 1909.

 

Nel brano che si presenta in questa sede, propriamente una Fantasia per orchestra con organo, si riconoscono già le principali peculiarità che, in costante evoluzione, sostanziano la scrittura del maestro italo-tedesco. 

La venerazione per Bach e l’assorbimento strabiliante del suo pathos, dell’afflato mistico del grande Kantor, del limpido senso della forma e insieme della superiore e inaudita condotta armonico-contrappuntistica (evidenti nell’ingente corpus di musica organistica wolf-ferrariana, recentemente rinvenuta dallo scrivente e in fase di pubblicazione e di registrazione discografica). 

Il contrastato amore, approfondito sin dall’infanzia privatamente al pianoforte (ma anche grazie ad una rappresentazione a cui assistette precocemente a Bayreuth) per Wagner che proprio a Venezia si spense e che era solito intrattenersi durante le passeggiate del sabato pomeriggio con i bambini tedeschi che frequentavano la scuola di catechismo luterana della comunità in Campo Santi Apostoli, dove Ermanno (come tutti i suoi fratelli, pure pittori e musicisti) fu battezzato e dove si svolsero le sue esequie secondo il rito protestante. Alcuni procedimenti e le frequenti tensioni enarmoniche manifestano l’influenza dell’operista lipsiense, in particolare nella prima parte del brano.

La totale aderenza al linguaggio della grande tradizione tedesca a lui un precedente, da Haydn fino a Brahms. 

La testimonianza, per lui attuale, delle forme barocche, comprese quelle francesi e italiane (che ad esempio riecheggiano nelle reminiscenze in stile puntato del tema del Maestoso). 

La folgorazione per l’ultimo Verdi (che con impacciata deferenza ebbe modo di conoscere negli anni milanesi) e il suo Falstaff, punto cardine di tutto lo sviluppo teatrale del grande operista veneziano (l’esordio, inquieto, del Concerto per organo sembra immergerci in certe atmosfere del grande emiliano). 

Il Concerto presenta un problema per quanto riguarda la suddivisione dei movimenti: sebbene ordinati con numeri romani da uno a tre, si trova alla fine del secondo movimento l’indicazione, riferita al successivo movimento, “segue presto il secondo tempo”.  L’apparente contraddizione può essere interpretata considerando il Moderato energico e l’Andante come due parti, una approdante all’altra senza soluzione di continuità, dello stesso primo movimento. Potremmo così intravedere in esso una sorta di pendant all’ultimo movimento che a sua volta incornicia una potente Fuga concertante con un’introduzione e un finale memori dei Concerti grossi e forse dei Concerti per organo e orchestra di Händel. 

Non ci è stato possibile finora documentare un’esecuzione dell’epoca del brano. Varie annotazioni nella partitura autografa fanno propendere in questo senso, sebbene i programmi dei concerti di fine anno dell’Accademia musicale di Monaco non contengano elementi a conferma di tale ipotesi. 

Il taglio di un elemento ripreso dall’Andante alla fine della Fuga sarà ripristinato nell’esecuzione odierna (la trascrizione della partitura recentemente inserita online su Internet Music Score Library Project, priva di un lavoro critico approfondito, e la sua resa con un campionatore digitale in YouTube escludono questo passaggio ricco di sapienza armonica).

La vis che emana da questo lavoro, la volontà (frutto certamente della geniale e poetica esuberanza poco più che adolescenziale) di sfoggiare il proprio amplissimo orizzonte di conoscenza musicale, di tecnica compositiva (dalla forma all’orchestrazione), di dominio dello sviluppo del materiale, sono ancora evidenti oggi, quando siamo finalmente in grado di inserire questo lavoro all’interno della variegata produzione strumentale del grande maestro, ancora troppo trascurato.

 

Matteo Messori

 

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