Dal 17/11/2022 al 20/11/2022
Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

PA'

omaggio a Pier Paolo Pasolini a 100 anni dalla sua nascita

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Descrizione

PA’

Marco Tullio Giordana e Luigi Lo Cascio portano in scena un personale omaggio a Pier Paolo Pasolini a 100 anni dalla sua nascita

Giovedì 17 novembre al Teatro Goldoni di Venezia il debutto in prima nazionale della nuova produzione TSV-Teatro Nazionale

A cento anni dalla nascita del poeta, letterato, regista, tra i maggiori intellettuali del Novecento, Marco Tullio Giordana e Luigi Lo Cascio portano in scena lo spettacolo Pa’ a lui dedicato. La nuova produzione firmata Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, debutterà in prima nazionale giovedì 17 novembre, alle ore 20.30, al Teatro Goldoni di Venezia dove rimarrà in scena fino a domenica 20 novembre per intraprendere poi una tournée nei grandi teatri italiani.

Sul palco trasformato in un prato erboso dalla scenografia realizzata da Giovanni Carluccio, Luigi Lo Cascio dà nuova vita alle parole di Pasolini, una cernita di versi tratta dall’immensa opera dell’autore che per Marco Tullio Giordana – che oltre alla regia ha curato, insieme a Lo Cascio, anche la drammaturgia– non ha certo l’ambizione di esaurire tutta la produzione poetica ma di ritagliarne ciò che riguarda la vita personale di Pasolini, le vicende famigliari, l’adolescenza in Friuli, il travolgente affermarsi come figura indispensabile della cultura italiana, l’amore per la madre, la nostalgia per il fratello Guido, partigiano ucciso da partigiani, devastante e ricorrente ossessione di molte poesie. Il legame fortissimo col mondo dei derelitti, quei “ragazzi di vita” che non smise mai di frequentare e dai quali si sentì tradito. Gli stessi che lo chiamavano con l’affettuoso vocativo Pa’.

I costumi dello spettacolo sono di Francesca Livia Sartori, mentre le musiche sono state scritte e realizzate da Andrea Rocca.

Dopo il debutto veneziano, lo spettacolo sarà in scena al Teatro Nuovo di Verona (22>27 novembre) e proseguirà poi la sua tournée per il 2022 passando da Milano al Teatro Dell’Elfo (29 nov>4 dicembre) per tornare infine a Padova sul palco del Teatro Verdi (14>18 dicembre).

Note di regia di Marco Tullio Giordana

Saremo in molti a chiederci, anche dopo il centenario, quanto attuale rimarrà Pasolini, cosa di lui sarà ancora vivo e cosa ingiallito, cosa ancora portabile e cosa riporre nell’armadio in attesa di tornare in auge come modernariato. Non so dare a questa domanda una risposta se non con questo spettacolo ordito insieme a Luigi Lo Cascio, da tanti anni prediletto compagno di ventura. Si tratta di una cernita nell’opus pasoliniano immenso che non ha certo l’ambizione di dire tutto né fornire il quadro nemmeno abbozzato, ma di scegliere cosa abbiamo scoperto per noi di indispensabile, al punto da riassumerlo nel vocativo con cui lo chiamavano i ragazzi: a Pa’, per invitarlo a tirare due calci di pallone o chiedergli la comparsata in un film.

Io sono stato uno di quei ragazzi, un contemporaneo, uno che avrebbe potuto averlo a portata di mano se non l’avesse considerato un maestro irraggiungibile. Insieme a lui ce n’erano altri – solo in Italia vengono in mente Sciascia, Calvino, Bobbio, Moravia, Eco e tante altre leggendarie figure – ma Pasolini era di gran lunga il preferito. Non tanto per l’assidua vigilanza sui temi del giorno, quanto per la passione e l’imprevedibilità nel trattarli. Senza contare il Cinema, senza contare la Poesia, dove ritrovavo le stesse provocazioni, gli stessi stimoli, ma come se tutto fosse stato risolto in una Forma e apparisse perciò meno doloroso, meno disperato di quanto trapelava negli articoli o nella prosa militante. Quanta rabbia in lui a scrivere, quanta in noi a leggerlo, strana la sensazione di intimità e irritazione, come davanti a un fratello maggiore infinitamente dotato, amatissimo e indisponente. Dopo il suo assassinio non mi sono mai chiesto cosa restasse di lui, mentre me lo chiedevo sempre per i suoi detrattori. La perdita di una formidabile e autorevolissima figura pubblica era sotto i nostri occhi, pazienza per quelli che non l’hanno capito al volo. Per molti fu necessario aspettare l’avverarsi delle “profezie”, il giungere puntuale di ciò che aveva visto da lontano. Ma Pasolini non voleva essere profeta: il suo era un grido di battaglia che bisognava raccogliere per fronteggiare il declino anziché trattarlo come un visionario jettatore. Più che la desolata rappresentazione dell’Italia che non c’è più, mi colpisce oggi quanto fosse per lui necessario consumarsi e mettersi a repentaglio, addirittura fisicamente, per poter decifrare e descrivere il suo Paese. Qualcosa che non riguarda solo l’intelligenza ma il corpo, la carne, il sangue. Questo spettacolo cerca di dar conto proprio di questa disperata attualità, senza preoccuparsi troppo di apparire parziale o arbitrario. D’altra parte ognuno ha il suo Pasolini, com’è giusto che sia, e questo non è che il nostro. Anzi il “suo”, perché non c’è parola, virgola, capoverso che non provenga dalla sua opera tanto che potremmo definirlo un’autobiografia in versi.

 

Teatro Goldoni | Venezia

Gio 17 nov ore 20.30

Ven 18 nov ore 19.00

Sab 19 nov ore 19.00

Dom 20 nov ore 16.00

 

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