Galileo a Venezia

...e il Doge chiudeva un occhio

GALILEO A VENEZIA... e il Doge chiudeva un occhio.

Dal 1592 al 1610 furono fitti e fecondi i rapporti che intercorsero tra Galileo e la Repubblica di Venezia: un sodalizio durato ben 18 anni, che lo scienziato definì i migliori della sua vita.

In questo periodo insegnava matematica all' Università di Padova, il cui fervido milieu culturale lo aveva portato a confrontarsi intellettualmente con personalità di orientamento scientifico e filosofico anche lontano dal suo, come il filosofo naturale Cesare Cremonini, di rigorosa osservanza aristotelica.

Galileo quarantenne, ritratto da Tintoretto

Questa opportunità era consentita dal clima di tolleranza che da sempre la Serenissima assicurava, permettendo la circolazione delle idee e proficui scambi di saperi.

Galileo frequentava anche i circoli colti e gli ambienti senatoriali di Venezia, dove strinse amicizia con il nobile Giovanfrancesco Sagredo (il futuro protagonista del Dialogo sopra i massimi sistemi), e con Paolo Sarpi, filosofo e teologo (ma anche esperto di matematica e di astronomia).

Per preparare le sue lezioni di meccanica si recava frequentemente all'Arsenale, dove le leggi fisiche che stava indagando trovavano quotidiana applicazione nelle tecniche e nei macchinari impiegati per la costruzione delle grandi navi.

A casa dell’intellettuale e storico Andrea Morosini, nel famoso mezà, salotto frequentato dai più colti personaggi dell’epoca, Galilei incontrava gli amici veneziani ed era aggiornato sulle novità portate dai mercanti stranieri nella bottega “alla Nave de oro” in Merceria, dove si poteva parlava anche di massimi sistemi.

Sembra fosse proprio il Sarpi ad informalo che in Olanda si erano cominciati a produrre primitivi prototipi di cannocchiale (pare a cura di un oscuro occhialaio tedesco di nome Lippershey).

Entusiasta, Galileo si adoperò per perfezionare l'invenzione. Ordinò a vetrai muranesi la fusione e la molatura delle lenti necessarie, realizzando strumenti provvisti di un potere di ingrandimento di 20 ed anche 30 volte, inauditamente più performanti di quelli prodotti nei Paesi Bassi, la cui potenza si attestava intorno ai 4 ingrandimenti.

Immediata fu in lui la consapevolezza delle potenzialità pratiche contenute nell'applicazione del nuovo strumento, per l'ausilio alla navigazione e per scopi militari tattici e il 24 Agosto 1609 così scrisse al Doge Leonardo Donà:

un nuovo artifizio di un occhiale cavato dalle più recondite speculazioni di prospettiva, il quale conduce gl'oggetti visibili così vicini all'occhio, et così grandi et distinti gli rappresenta, che quello che è distante, v. g., nove miglia, ci apparisce come se fusse lontano un miglio solo: cosa che per ogni negozio et impresa marittima o terrestre può esser di giovamento inestimabile
La lettera, ancora conservata nell'Archivio di Stato di Venezia, si concentra su queste implicazioni pratiche senza far cenno ai veri e più alti scopi che lo Scienziato aveva in mente di perseguire.

Fu organizzata una dimostrazione che, in epoche successive fu rappresentata in molte incisioni e dipinti (alcune con il telescopio posizionato in Piazza San Marco, altre sul Campanile).

Il Doge ‘Serenissimo Principe’ e i senatori accostarono un occhio al miracoloso cannocchiale e furono così grandi la meraviglia e l’interesse suscitati che la cattedra di Galileo a Padova fu riconfermata, con uno stipendio di mille fiorini l’anno, cifra favolosa per l’epoca.

Nel giro di pochi giorni tutte le vetrerie di Murano si misero a costruire lenti e gli ottici della città a vendere il miracoloso ‘occhiale’.

Con il nuovo giocattolo i veneziani salivano su altane e campanili, con lo stupore e l’entusiasmo dei bambini, ad osservare le isole della laguna e le navi che entravano in porto.

Tutti conoscono quali furono le conseguenze e le ricadute sul progresso della conoscenza scientifica, forse pochi ricordano che il 2009 fu scelto come Anno internazionale dell'Astronomia proprio per celebrare questo evento.

 

N.M.

 

 

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