Isole Venezia

Non solo Murano, Burano e Torcello!

Le Isole di Venezia - Laguna: Patrimonio dell'Umanità

Una guida, pensata e scritta da veneziani, per orientarti nell'esplorazione.

Quante sono le isole della Laguna di Venezia?

Sono circa settanta le isole della laguna di Venezia di cui si conosce il nome, abbiamo selezionato un elenco utile per la comprensione delle origini della civiltà lagunare e per valorizzare un patrimonio di ricordi, di tradizioni e di antica grandezza, ancora poco conosciuto.

Basta guardare Venezia dall'alto per accorgersi di come la bellezza dei suoi palazzi sontuosi e raffinati, la ricchezza delle chiese, le sue calli piene di colori e di echi, i suoi ponti, perfetta sintesi di tecnica ed estetica, non siano che una piccola parte di un mondo sorprendente e primitivo fatto di un arcipelago di terre emerse tra velme, barene e ghebi.

Le più conosciute e visitate sono Torcello, Murano e Burano mentre alle isole minori e poco frequentate rimane il privilegio di restituire insoliti ed emozionanti atmosfere evocative delle storie e delle tradizioni veneziane.

Alcune sono scomparse e ne rimane traccia soltanto nelle cronache e nelle antiche mappe, altre sono state abbandonate e qualcuna recentemente recuperata.
Abbiamo scelto per voi i migliori tour organizzati che offrono un'esperienza di qualità con guide professionali locali, al giusto prezzo.

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Mappa delle Isole di Venezia - Laguna Nord e Sud

Vi presentiamo le mete principali con la loro storia e le leggende che custodiscono, divise in due settori: LAGUNA NORD E SUD

Elenco delle Isole della Laguna Nord di Venezia:

 

Elenco delle Isole della Laguna Sud di Venezia:

 

Torcello

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L'isola è forse uno dei luoghi più suggestivi ed evocativi della primitiva civiltà lagunare, carico di storia, miti e leggende. Abitata già in epoca romana, si sviluppò come importante centro commerciale con l'arrivo, dalla vicina città di Altino, dei profughi che qui si stabilirono costretti dalle invasioni barbariche, tra il V e il VII secolo.

Da visitare le imponenti vestigia del centro cultuale con lo splendido ciclo di mosaici dell'antica cattedrale... per approfondire la storia di Torcello e dei monumenti da visitare clicca QUI

Murano

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Come le vicine Torcello e Burano fu colonizzata dai profughi Altinati, in seguito alle invasioni barbariche. Deriva il suo nome da una delle porte di Altino: Ammurianum. Fin dai primi secoli rivestì grande importanza commerciale con il suo porto (attuale porto di Sant'Erasmo). Diventò centro industriale dedicato alla lavorazione artistica del vetro in seguito ad un decreto della Serenissima del 1295, che imponeva il trasferimento nell'isola di tutte le fornaci esistenti a Venezia, per evitare il ripetersi di disastrosi incendi che avevano messo in serio rischio le case, allora prevalentemente costruite in legno.

Per approfondire una breve storia delle strategie industriali della Serenissima per tutelare questo patrimonio di eccellenza. Clicca QUI
Oltre che per l'eccellenza della sua tradizione vetraria, riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo, nell'isola è possibile, anzi obbligatorio, visitare la Cattedrale dei S.S Maria e Donato, uno dei massimi esempi di architettura veneto-bizantina. Clicca QUI per una breve descrizione della Cattedrale.
Palazzo Corner, delizioso esempio di architettura gotica, la chiesa di San Pietro con le tele di Bellini e di Paolo Veronese e il museo del vetro sono altre imperdibili tappe della vostra visita.

Burano

Famosa per le sue case colorate e per la raffinata lavorazione del merletto ad ago, è un luogo fuori del tempo dove è ancora possibile, nonostante il flusso turistico che invade le calli, godersi l'autenticità dei suo abitanti, che hanno mantenuto le tradizioni e la semplicità di un popolo di pescatori. Una leggenda narra che la tradizione di dipingere le case con i vivaci e caratteristici colori serviva ai buranelli, al ritorno dalle lunghe assenze, per riconoscere la propria anche da lontano. Anche l'arte del merletto ha origini lontane e 'mitiche'. Sarebbe il dono che la regina delle Sirene, tessendo la spuma del mare, offrì ad un giovane pescatore ammirata dalla sua virtù... Clicca QUI per la leggenda del merletto di Burano.

Il nome dell'isola deriverebbe dalla 'Porta Boreana' di Altino che era rivolta a Nord-Est, la direzione da cui soffia la Bora.
La tipica cucina buranella è ovviamente a base di pesce. Eccelle il famoso 'risotto di gò' dal nome del ghiozzo, un pesce povero della laguna che viene trattato con un procedimento sapiente e laborioso (da provare!). Anche la pasticceria dell'isola offre le sue eccellenze legate alla tradizione: i 'bussolai' e gli 'esse' dolci tipici e golosi.
Clicca QUI per la ricetta dei bussolai.

San Secondo

A lato dei binari del ponte ferroviario, appare attualmente completamente coperta di vegetazione e priva degli eleganti edifici immortalati nelle vedute dei famosi incisori Coronelli e Visentini.

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Nel 1034 la famiglia Baffo, proprietaria dell'isola, fece qui costruire una chiesetta per custodire l'immagine di Sant'Erasmo, a protezione dei pescatori colti da bufera e un convento di monache benedettine. Fu nel 1237, accogliendo il corpo di San Secondo, che il sito prese il suo nome. Durante la peste del 1566 l'isola fu adibita a lazzaretto e, a seguito del disastroso incendio del 1569, provocato dalle polveri da sparo custodite all'Arsenale, la Serenissima decretò di erigere in questo luogo, defilato dal centro della città e quindi più sicuro, un torrione adibito a polveriera.

San Michele

San Michele, l’isola che oggi ospita il cimitero monumentale di Venezia, è posta a metà strada tra la città e Murano.

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Essendo utilizzata come rifugio dai barcaioli che attraversavano la Laguna, anticamente era conosciuta come “Cavana de Muran”. Nel perimetro esterno dell'isola spicca l'elegante facciata della chiesa omonima, capolavoro rinascimentale del 1466 di Mauro Codussi. Coevo della facciata, ma ancora in stile gotico, il bel campanile dall'elaborato decoro in laterizio. A fianco l'esagonale 'Cappella Emiliana' opera di Guglielmo Bergamasco, più tardi restaurata da Jacopo Sansovino, reca al suo interno un mirabile impianto decorativo in marmi policromi.
Sono molti i personaggi famosi, artisti, poeti, scienziati, che hanno scelto il silenzio incantato di quest'isola come luogo per la loro sepoltura... leggi di più QUI

San Giacomo in Paludo

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Percorrendo la via d'acqua che da Murano porta a Burano e Torcello si passa accanto a questo isolotto che dal 1046 aveva ospitato un convento per accogliere i pellegrini, passato poi alle monache Cistercensi che lo ressero fino al 1440. Nel 1456, a causa di un'epidemia di peste furono spostati qui i lebbrosi provenienti da San Lazzaro (ora degli Armeni). Si narra che, dopo il 1810, data in cui il convento fu soppresso e demolito insieme alla chiesa, l'isoletta fosse abitata da un personaggio singolare che aveva escogitato un sistema ingegnoso per mendicare porgendo, con una lunga canna, un cesto per raccogliere le elemosine dalle barche di passaggio. 

Madonna del Monte

Anche quest'isola fu dal 1303 abitata da monache Benedettine che dedicarono il loro monastero a San Nicolò da cui viene il primo nome dell'isola: 'San Nicolò della Cavana'. Dopo che le suore  abbandonarono il monastero il sito restò disabitato per secoli e divenne luogo ideale per il ritiro di eremiti che sceglievano una vita di povertà e solitudine. Nel 1712 un veneziano ricostruì la chiesa dedicandola a S. Maria del Rosario. Dalla metà del 1800 gli edifici furono distrutti e il Demanio Militare vi istallò una polveriera.

Buel del Lovo

L'isola sita poco distante da Mazzorbo, deriva probabilmente il suo nome dalla tortuosità del canale d'accesso (budello del lupo). Nella Prima Guerra Mondiale fu adattata a fortino e, fino a poco tempo fa, era qui istallata una piccola fabbrica per la preparazione del pesce in scatola.

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Mazzorbo

Durante l'invasione di Attila qui si rifugiarono gli Altinati e al tempo dei romani l'antica Maiurbium era stata una delle ville di Altino.
Anche quest'isola fu sede di tre importanti monasteri, tra cui quello di Santa Maria in Valleverde, le cui monache benedettine divennero molto famose per la rilassatezza dei costumi. Di questo convento rimane oggi solo il campanile che si erge solitario tra le vigne.

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Bella la chiesetta romanico-gotica del '300, dedicata a Santa Caterina, con il suo campanile a cuspide con cupoletta, la cui campana è la più antica della Laguna e una delle più antiche d'Europa.

Monte de Oro

A nord di Torcello, è una semplice collinetta ricoperta da bassa vegetazione, carica però di leggende e suggestioni. Deve il suo nome alla credenza popolare che qui siano sepolti il carro e l'arco d'oro di Attila

Ammiana – Castrasia - Santa Cristina

In passato tutta quest'area, formata da piccole isole divise da canali, era un importante centro che comprendeva ben sette parrocchie e numerosi monasteri. Di tutto questo rimane oggi solo la documentazione storica. Già verso la metà del '400 Ammiana fu abbandonata e si tento di salvarla costruendo argini e scavando canali, ma l'isola fu comunque inghiottita dalle acque. Rimasero solo due cumuli di terra: la 'Motta dei Conigli' per la presenza di questi animali selvatici e la 'Motta di San Lorenzo' (l'antica Castrasia) ad indicare il luogo dove sorgeva la chiesa omonima, fondata alla fine del IV secolo dal vescovo di Altino Eliodoro, che vi si ritirò come eremita.
L'isola di Santa Cristina attualmente è proprietà privata.

Le Saline

Fino al 1913, quando furono distrutte le arginature, l'isola era attrezzata per la raccolta del sale, poi si passò alla coltivazione di campi ed orti. Ora è completamente abbandonata.

Sant'Ariano e la Cura

Anche quest'area era un piccolo arcipelago di più isolette collegate da ponti. L'isola più popolata era Costanziaca, celebre per i suoi mirabili edifici, le sue chiese, i suoi monasteri. Ora al suo posto, ad est di Torcello, ci sono estese barene e rimangono le isole abbandonate della Cura e di Sant'Ariano. In quest'ultima, un importante monastero accoglieva molte nobili veneziane. Con il tempo però l'aria diventò malsana, l'isola venne abbandonata e si riempì di serpenti. A metà del '500 la Repubblica la cinse di un muro e la utilizzò come ossario, destinato a conservare i resti che periodicamente venivano esumati dai sepolcri della città.

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Già dal 1565 ciò che restava della antica chiesetta fu impiegato per ultimare la Basilica del Redentore alla Giudecca, capolavoro di Andrea Palladio.
L'utilizzo dell'isola abbandonata come deposito delle ossa sgomberate dai cimiteri veneziani, proseguì fino al 1933 ed ancora oggi è possibile rivenire resti umani tra sterpi ed erbacce.

Per approfondire la macabra storia di Sant'Ariano clicca QUI

Sant'Erasmo

Marziale la descrive, insieme alle Vignole, come zona di villeggiatura ridente e fertile, grazie ad una fitta pineta che proteggeva le ville degli Altinati dal vento. Fin dai tempi della Repubblica il terreno era diviso tra le famiglie veneziane che coltivavano gli orti e le vigne ed anche ai giorni nostri l'isola ha mantenuto questa vocazione ed è conosciuta come 'l'orto di Venezia'. Infatti la qualità del terreno argilloso dotato alta salinità, consente ai coltivatori di farvi crescere varietà di frutta e verdura dal sapore unico. Tra i prodotti di eccellenza molto apprezzati di questo territorio c'è la 'castraura' (presidio slow food): il carciofo con le brattee di color viola cupo. Tenero, carnoso, spinoso e di forma allungata, il carciofo violetto di Sant’Erasmo era un tempo concimato con le 'scoasse' (la spazzatura, in veneziano) oppure con conchiglie e gusci dei granchi, che servivano a correggere l’acidità dei terreni.

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Per proteggere le piantine dal vento di bora, invece, si creavano le 'motte', piccoli cumuli di terreno, dalla parte rivolta verso il mare. Già nel XVI secolo nell'isola vi erano molti vigneti e in questi ultimi anni la coltivazione della vite è stata rilanciata dall'azienda di Michel Thoulouze, imprenditore agricolo famoso nel mondo che, recuperando gli antichi vitigni e le tradizioni locali, produce un vino molto apprezzato e ricercato chiamato 'Orto'.

È presente nella punta meridionale dell'isola una fortezza circolare costruita nel 1843, durante la dominazione austriaca voluta dall'arciduca Massimiliano. La Torre Massimiliana domina l'antica spiaggia foranea (ora completamente all'interno della Laguna) molto frequentata dai veneziani: 'El Bacan'.

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San Francesco del Deserto

È forse l'isola più suggestiva della laguna nord, facilmente riconoscibile per il suo folto gruppo di cipressi che si staglia nell'azzurro delle acque tra Burano e Sant'Erasmo.
Oasi di pace e di meditazione fin dai tempi antichi, nel 1228 il proprietario dell'isola Jacopo Michiel in accordo con Sant'Antonio da Padova fece costruire la prima chiesetta al mondo dedicata a San Francesco d'Assisi nello stesso anno della sua canonizzazione. Poco dopo l'isola fu donata ai frati Francescani Minori che qui eressero un convento (che la leggenda vuole fondato dallo stesso 'Poverello di Assisi). Con il peggiorare delle condizioni del clima lagunare l'isola fu abbandonata e rimase deserta dal 1420 al 1453, anno in cui con un decreto del Papa Pio II fu riassegnata ai Frati Minori Osservanti. Si deve all'opera di questi monaci il restauro della chiesa e del convento con la costruzione del delizioso chiostro rinascimentale.

 

Con alterne vicende l'isola è sempre stata amministrata dall'Ordine dei Francescani, ad eccezione dei primi anni dell'ottocento (1808) quando le truppe napoleoniche trasformarono l'isola in un magazzino e una polveriera. Unico è il fascino di questo luogo magico e sospeso nel tempo e nello spazio liquido della Laguna che ha ispirato artisti, poeti e semplici visitatori.

Lazzaretto Nuovo

Detto 'Nuovo' per distinguerlo da quello di Santa Maria di Nazareth di fronte al Lido (clicca QUI per una breve storia del Lazzaretto Vecchio) dove erano isolati i malati di peste.
Nel 1468 un decreto del Senato della Serenissima istituì sull’isola un presidio per la prevenzione dei contagi. L’isola divenne luogo di “contumacia” (qui fu inventata la “quarantena“) per le navi che arrivavano dai vari porti del Mediterraneo, se sospette di essere portatrici del morbo. Per rendere efficiente la struttura sanitaria furono costruiti molti edifici per accogliere le persone e grandi magazzini (tesoni) per bonificare, tramite fumigazione con erbe aromatiche quali ginepro e rosmarino, le merci in sosta. Il principale edificio dell’isola è il cinquecentesco Tezon Grande, lungo più di cento metri, che conserva ancora oggi molte scritte e disegni originali dei marinai che passavano qui il periodo di contumacia... continua a leggere per approfondire i lazzaretti veneziani  QUI

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Vignole

Lussureggiante di vegetazione, anticamente era conosciuta come 'l'isola delle sette vigne' e qui gli abitanti di Altino costruirono ville sontuose, come ricorda il poeta Marziale. Ancora oggi il terreno fertile e particolarmente ricco di sostanze nutritive produce gran parte della frutta e della verdura che i veneziani trovano la mattina al mercato di Rialto.

Sant'Andrea

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Sull'Isola, posta di fronte al porto di San Nicolò del Lido, fu costruito nella metà del '500 il Forte di Sant'Andrea, capolavoro dell’architetto Michele Sanmicheli, citato anche dal Vasari nelle sue ‘Vite’ e descritto nelle ‘Memorie’ di Giacomo Casanova, che dal marzo al luglio del 1743 vi fu rinchiuso.

Certosa

Un vero e proprio scrigno di biodiversità in Laguna... Per approfondire la storia dell'isola e dei suoi tesori clicca QUI

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LAGUNA SUD:

Lido

Questo stretto litorale che si estende per 12 chilometri tra il mare e la laguna si formò in tempi antichi per l'apporto delle sabbie dei fiumi. La Chiesa di San Nicolò che i veneziani chiamano San Nicoletto fu fondata nel 1044 dal doge Domenico Contarini e nel 1100 accoglieva solennemente le reliquie di San Nicolò e San Teodoro portate qui da una spedizione in Terrasanta, capitanata dal figlio del Doge Vitale Michiel. Questo luogo santo ha grande importanza nella storia di Venezia perché è in questa chiesa che si concludeva la festa dello Sposalizio del Mare.

Per approfondire la storia di questa festa molto amata dai veneziani clicca QUI

La ricorrenza si celebra da quando nel 998 il doge Pietro Orseolo II partì da qui per liberare l'Adriatico dai pirati.
Tutti gli anni la 'Festa della Sensa', il giorno dell'Ascensione, celebra questo avvenimento, che fu associato alla sposalizio del mare dal 1177. In quell'anno il Papa Alessandro III si era recato a Venezia per mediare la pace tra il Papato, i veneziani e il Barbarossa e, come riconoscimento del potere della Serenissima, si era tolto l'anello d'oro e lo aveva porto al Doge Sebastiano Ziani perché con esso sposasse Venezia con il Mare.

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Sul lato meridionale dell'isola si trova il pittoresco borgo di Malamocco che deriva il suo nome da 'Medoaco' o 'Methamauco', antichi nomi di un ramo del fiume Brenta. In epoca romana qui sorgeva l'antico porto fluviale e fu questo il primo e più importante insediamento dei veneziani. Nel 1106 un devastante terremoto (Clicca QUI per saperne di più) distrusse la cittadina e gli abitanti si trasferirono a 'Rialto' e a 'Olivolo' a San Pietro di Castello. QUI una breve guida del Sestiere di Castello.
Il Lido di Venezia è conosciuto nel mondo per la bellezza delle sue spiagge, i suoi alberghi esclusivi e per la 'Mostra del Cinema' che qui si svolge dal 1932.

Pellestrina

In questo lido, ricordato dai tempi dei romani con il nome di 'Fosse Filistine', trovarono asilo, durante le invasioni barbariche, i fuggiaschi di Padova e di Este.
Avamposto della Laguna, nell'alto Medioevo fu terreno di scorribande e invasioni. Nell' 810 fu saccheggiata dai Franchi guidati da Pipino e nel 900 fu assediata dagli Ungari. Nel 1379 fu il campo di battaglia in cui i veneziani affrontarono i genovesi che, alleati di Ludovico re d'Ungheria, di Marguardo patriarca di Aquileia e del signore di Padova Francesco Carrara, avevano tentato di assalire la Repubblica. Oggi è un delizioso borgo di pescatori con pittoresche case colorate, rinomato per la sua cucina di mare.

San Servolo

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Molti sono i documenti che attestano nell'isola antichi insediamenti, chiese e conventi, fin dall'VIII secolo. Intorno alla metà del 1700 l'isola da ospedale generico divenne ricovero in cui si accoglievano malati di mente appartenenti soprattutto alle famiglie nobili o benestanti veneziane. La costruzione del nuovo convento, della chiesa e dell'ospedale furono affidate all'architetto Giovanni Scalfarotto, zio del Temanza, anch'egli architetto ed erudito, confratello di un importante loggia massonica molto attiva in città. QUI degli approfondimenti sulla storia della Massoneria a Venezia.
San Servolo è caratterizzata da un vasto complesso architettonico e da un bellissimo parco. La Città Metropolitana di Venezia ha conservato la proprietà del sito avviando, a partire dagli anni ’90, il suo recupero e la valorizzazione dell'isola come polo culturale anche con l'allestimento del Museo del Manicomio di San Servolo che raccoglie i reperti appartenuti all’Ospedale Psichiatrico attivo in isola fino al 1978. 

San Lazzaro degli Armeni

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Fin dal XII secolo la Repubblica Serenissima aveva concentrato qui i malati di lebbra di cui San Lazzaro è il patrono. In seguito nel 1717 l'isola fu donata ai padri armeni della Comunità Mechitarista che nel 1789 vi avviarono un'importante tipografia attiva fino ad anni recenti. La biblioteca con più di 170.000 volumi, antichi codici e rari manoscritti arricchisce il patrimonio dell'isola.

Nel museo è possibile ammirare una parte dei tesori della Congregazione Armena, acquisiti o ricevuti in dono nei secoli. Reperti archeologici proveniente da ogni parte del mondo, come ad esempio alcuni 'ushapti' (statuette egiziane con funzione apotropaica), terrecotte antiche, ceramiche e oggetti d’arte orientale come la Palla di Canton, pezzo unico d’avorio nel quale furono ricavate 14 sfere concentriche.

Lazzaretto Vecchio

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I Padri Eremitani costruirono nel 1249 in quest'isola la chiesa di Santa Maria di Nazareth e un ricovero per i pellegrini che andavano o tornavano dalla Terra Santa. Dal 1423 divenne ospizio per le persone e le merci infette. Da Nazaretum pare sia derivato il nome Lazzaretto che da allora sta ad indicare tutti gli ospedali con questa funzione. Per approfondire clicca QUI
 

La Grazia - Santa Maria delle Grazie

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Dal 1264 in quest'isola allora poco più ampia di una barena, chiamata originariamente 'La Cavanella', fu allestito un ricovero per i pellegrini di Terra Santa. Documenti successivi riportano la presenza qui di un convento in cui marinai veneziani avevano trasportato da Costantinopoli un'immagine sacra della Madonna, ritenuta opera di San Luca (ora conservata nel Museo del Seminario della Salute). L'immagine miracolosa attirò molti fedeli nell'isola che da allora prese il nome di 'La Grazia'. Nel 1810 il convento fu chiuso, la chiesa distrutta e l'isola utilizzata come polveriera che, scoppiata nel 1849, cancellò ogni traccia di monumenti ed edifici. Fino al 1865 il terreno fu messo a coltura e gli orti dati in affitto ai contadini, che la mattina si recavano al mercato di Rialto a venderne i prodotti. Nei primi del '900 furono qui costruiti padiglioni per i malati di tubercolosi o di malattie infettive.

San Clemente

Nel 1160 l'ospedale presente nell'isola fu trasformato in convento in cui i monaci della Carità venivano a passare periodi di ritiro spirituale e di riposo. Qui furono ospitati personaggi illustri, tra cui Federico III, il Duca Ercole, Francesco Sforza e il Duca di Urbino, traghettati in isola a bordo del Bucintoro, dal Doge in persona. Nel 1630, anno della grande peste che fece migliaia di morti (QUI una breve storia) anche quest'isola diventò un lazzaretto. Gli Eremitani rimasero a San Clemente fino alle soppressioni napoleoniche e nel 1855 il governo austriaco, dopo aver raso al suolo tutti gli edifici preesistenti, lo trasformò in Manicomio Femminile. Ora l'isola ospita un hotel di lusso.

Sacca Sessola

L'isola, chiamata 'sacca' perché creata artificialmente nel 1870 con materiale di riporto, prende il nome dalla sua forma simile a quella della 'sessola' la paletta di legno con cui i veneziani tolgono l'acqua dal fondo delle barche. Occupata in un primo tempo solamente da orti e giardini, vi furono poi costruiti dei capannoni per il deposito di petrolio. Nel 1914 anche qui fu attivo un ospedale per i malati di tubercolosi. Ora vi è un hotel di lusso e l'isola è stata ribattezzata 'l'isola delle rose' probabilmente per un'operazione di marketing.

Santo Spirito

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Nel 1430 i frati Eremitani fecero costruire in quest'isola una chiesa su progetto del Sansovino arricchita con tele di Palma il Vecchio e Tiziano. Nel corso dei secoli l'isola ospitò frati appartenenti a diversi ordini. Con l’arrivo di Napoleone, furono depredati sia la chiesa che il monastero e l’isola fu adibita a presidio militare, con l’abbattimento dei vecchi edifici per far spazio a caserme e capannoni.
Divenuta infine polveriera durante la Seconda Guerra Mondiale, risulta ad oggi del tutto abbandonata e, nel corso dei vari saccheggi subiti, fu asportata anche una preziosa vera da pozzo rinascimentale di forma esagonale con la figura di San Michele.

Poveglia

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Conosciuta anticamente come 'Popilia' (forse per i pioppi di cui era ricca o per la vicinanza con la via Popilia), sale agli onori della storia veneziana nell'864 quando, in seguito ad una congiura di nobili fu ucciso il doge Pietro TradonicoOrso Partecipazio, eletto doge successivamente, concesse ai rivoltosi di abitare l'isola con le loro famiglie e molti privilegi tra cui l'esenzione dalle tasse e l'onore di fare da scorta al Bucintoro nel giorno della Sensa. In meno di un secolo l'isola divenne piuttosto popolosa e furono costruite oltre ottocento case. Anche in questo sito, famoso per il clima salubre, durante i periodi di grandi epidemie, furono trasferiti i malati per la quarantena. Ai primi del 1900 e fino agli anni'60 l'ospedale fu utilizzato come Casa di Riposo per anziani e una leggenda popolare racconta di inquietanti presenze che si aggiravano per le camerate, spaventando i poveri ospiti. Ora l'isola è in stato di abbandono e dall'aprile del 2014 è nata un'associazione senza fini di lucro: 'Poveglia per tutti' con lo scopo di partecipare al bando del Demanio per aggiudicarsi il possesso dell'isola per 99 anni e permetterne l'uso pubblico.

San Giorgio in Alga

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Chiamata così per la fitta vegetazione marina che cresceva intorno all'isola. Nel 1216 il sito era tanto importante da ospitare personaggi illustri come il doge Pietro Zani e il patriarca di Aquileia Volchero. Nel 1328 fu celebrato qui il matrimonio di Mastino della Scala con Taddea di Carrara. Dal 1799 l'isola fu utilizzata come carcere politico. Anche quest'isola ora abbandonata da anni ha subito gravi atti di vandalismo e furti.

S.Angelo della Polvere

Già dal 1060 il doge Domenico Contarini fece costruire in quest'isola una chiesa e un monastero per i frati Benedettini. A questi si sostituirono poi le monache che nel 1474 furono cacciate per la loro cattiva condotta. Il Senato della Repubblica Serenissima destinò quindi il territorio alla fabbricazione della polvere da sparo da cui il nome. Nel 1689, a seguito di un devastante incendio causato dalla caduta di un fulmine, l'isola fu abbandonata fino alla Seconda Guerra Mondiale, durante la quale ospitò una postazione della contraerea.

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Venezia È la sua laguna e il racconto della sua intima essenza è scritto soprattutto nelle isole in cui le genti che l'hanno popolata si sono inizialmente insediate, affondando qui le radici del suo splendore e della sua potenza.

Fonti:

G. Piamonte 'Litorali ed Isole' Filippi Editore

G. & M. Crovato 'Isole abbandonate della Laguna Veneziana' San Marco Press

 

  • San Francesco del Deserto

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