22/02/2016 Ora 17:30
Campo del Ghetto Novo

VOCES DE SEFARAD

Concerto e presentazione album

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Descrizione

Presentazione dell'album "VOCES DE SEFARAD" al Museo del Ghetto Ebraico di Venezia

VOCES DE SEFARAD
FOUR CENTURIES OF SPANISH AND SEPHARDIC SONGS

ROMINA BASSO: Mezzo
ALBERTO MESIRCA: Classical and Baroque guitars
VITTORIA GIACOBAZZI: Second voice on “Lloren mis ojos”
NAĞME YARKIN: Kemençe
MURAT AYDEMIR: Tanbur
ENVER METE ASLAN: Ud
VOLKAN YILMAZ: Ney
FAHRETTİN YARKIN: Percussion
ŞEHVAR BEŞIROĞLU: Kanun

Brilliant Classics 2016
Recorded in Istanbul, Turkey, and at the Carceri Abbey, Padova

The presentation will feature:
GABRIELE MANCUSO - Università di Padova
GIOVANNI DE ZORZI - Università di Venezia
CLAUDIO AMBROSINI

INTRODUZIONE:
Questo progetto discografico nasce principalmente dall'idea, conseguente all’incontro speciale con Romina Basso, avvenuto nel luglio del 2014 per un concerto di Lamenti al Festival di Kuhmo, in Finlandia, di dedicarci ad un programma che fosse incentrato sulla musica spagnola, focalizzato principalmente su un repertorio antico, di derivazione popolare, e che toccasse anche il vasto ed enigmatico cancionero sefardita di matrice ebraica.
La fortuna ha voluto che il lavoro che riuscii a compiere nell’archivio della Biblioteca Nazionale di Istanbul mi permettesse di avere accesso ad un vasto repertorio di canzoni sefardite (come è noto, Costantinopoli fu una delle principali patrie di adozione degli ebrei sefarditi, costretti a migrare dalla loro terra a causa delle persecuzioni religiose) e con l’inestimabile aiuto di Aron Saltiel sono riuscito ad estrarre dei testi e delle melodie molto particolari.
I tre brani scelti sono la struggente Nani, El rey de muncho madruga, e infine El Romance del Conde Niño.
Nani è una ninna nanna di origine turca, che propone lo stesso tema narrativo della canzone tradizionale spagnola Me casó mi madre; è interessante, come dice Saltiel, notare come esistano altri romances con la stessa melodia di Nani, ma con testo differente, ad esempio Maio, maio.
El rey de muncho madruga è un romance ispanico, di cui esistono altre versioni dal nome Andarletto. Saltiel reperì questo brano a Bat-Yam, in Israele, cantato da una donna anziana emigrata dalla Turchia, e lo pubblicò nel libro in "The Sephardic Songbook" (C.F. Peters, 2001, in collaborazione con Joshua Horowitz). El Conde Niño, conosciuto in altre versioni come El Condelino, non è propriamente una canzone sefardita ma, ancora, un romance ispanico, che tuttavia è riuscito a sopravvivere principalmente grazie alla trasmissione orale nelle comunità sefardite. Nel caso di molte melodie tradizionali, non esistendo incisioni o spartiti scritti, le versioni originali si persero molto velocemente, ma rimasero tra loro differenti (con testo simile o uguale, ma con melodie diverse, anche a seconda del luogo in cui le comunità si stanziarono, e la conseguente influenza della tradizione musicale locale).
L’idea successiva a questa ricerca è stata quella di provare a mettere in pratica, ossia in musica, il viaggio che gli ebrei sefarditi dovettero fare, stanziandosi a Costantinopoli, ed il conseguente interscambio culturale: come avrebbero potuto risuonare queste melodie con gli strumenti che gli ebrei probabilmente trovarono a Istanbul, il ney, le percussioni, il tanbur, il liuto arabo? E, dato che esiste un repertorio Ottomano Barocco, splendido e fiorito, come suonerebbero i lavori di Juan Hidalgo de Polanco o i Tonos Humanos come Lloren mis ojos con un basso continuo dai colori e le sfumature orientali, che si basano su scale micro-tonali?

È questa la sfida di Voces de Sefarad, titolo scelto in omaggio agli ebrei spagnoli che migrarono in terre d’Oriente, in omaggio al repertorio popolare spagnolo (Sefarad è il termine che indica la Spagna per gli ebrei) e al bellissimo e profondo tesoro di Tonos Humanos (grazie al prezioso aiuto del vihuelista e musicologo John Griffiths, che ci ha aperto molte strade) che in epoca barocca vide in Juan Hidalgo de Polanco e in José Marin due dei suoi più illustri rappresentanti. I Tonos Humanos sono componimenti musicali in lingua romanza, di carattere profano, propri del XVII° Secolo spagnolo, in contrapposizione ai tonos a lo divino, di tematica religiosa. Predomina in essi, come la maggior parte delle composizioni di carattere popolare dell’epoca, la struttura suddivisa in ritornelli (estribillos) e strofe (coplas). Durante la prima metà del XVII° Secolo prevalgono tonos polifonici, di cui i compositori più illustri sono Mateo Romero e Juan Blas de Castro; tuttavia a partire dalla metà dello stesso secolo inizia a fiorire il tono monodico con accompagnamento di basso continuo di cui appunto Marin e Hidalgo furono tra i maggiori esponenti, e sarà la forma in auge fino all’inizio del XVIII° Secolo, periodo in cui venne sostituita dalla cantada profana.

Il nostro viaggio musicale è stato inoltre arricchito da alcuni interludi strumentali per mano degli eccellenti musicisti turchi che ci hanno accompagnati durante l’incisione, guidati dal grande maestro delle percussioni Fahrettin Yarkin. Abbiamo chiesto loro di eseguire delle improvvisazioni (taksim) sulle scale (makam) e i modi che più si avvicinassero a quelli dei brani che abbiamo scelto per il progetto.

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esempio: 18/12/2018

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