La storia della Gondola

dalle sue origini ai segreti della sua costruzione

LA STORIA DELLA GONDOLA

La gondola è un'imbarcazione tipica della laguna di Venezia.

Chi di voi venendo in questa città non ne ha mai vista una? Agile, snella solca i canali tra palazzi e ponti.

Un pezzo di storia che resiste alle acque della laguna, ma quali sono le origini e la storia della gondola?

IL TERMINE GONDOLA

L´etimologia del suo nome è incerta, forse da un incrocio tra il verbo dondolare e il Greco medioevale kondura, barca a coda corta (le gondole antiche in effetti avevano la poppa assai meno slanciata delle attuali), o forse dal latino cunula, culla.

LA COSTRUZIONE DELLA GONDOLA

La gondola è composta da 280 diversi pezzi, fabbricati con varie essenze di legname,

8 per la precisione.

La sua costruzione richiede solitamente più di un anno.

Lunga all'incirca 11 metri e di forma asimmetrica, con il lato sinistro più largo del destro, è caratterizzata da un lungo remo, manovrato appoggiandolo ad una sorta di scalmo libero denominato fórcola, che si inserisce nel suo apposito alloggiamento e viene sfilato dopo l’uso.

Image copyright by Gunther H.G. Geick

L'asimmetria serve a semplificare la conduzione a un solo remo.

Il ferro di poppa, molto più piccolo di quello di prua e con funzioni principalmente di protezione dagli urti, è detto rìsso.

Malgrado la considerevole lunghezza, la gondola è estremamente maneggevole, grazie al fondo piatto e alla ridotta porzione di scafo immersa, e può essere manovrata anche in spazi angusti.

Le manovre richiedono però una notevole abilità da parte del conduttore, il gondoliere, che deve essere dotato di un senso dell'equilibrio molto sviluppato in quanto la posizione di voga all'estremità della poppa è assai instabile.

Per evitare scontri, vi è l'usanza di avvertire con la voce quando si svolta in un rio stretto e i tipici richiami (òhe) sono divenuti un elemento caratteristico della città.

Un tempo veniva costruita e ricoverata in rimessaggio in piccoli cantieri detti squèri, come, ad esempio, lo squero di San Trovaso.

IL FERRO DI PRUA

Image copyright by Gunther H.G. Geick

Il tipico pettine o ferro di prua (in veneziano fero da próva o dolfin) ha lo scopo di proteggere la prua da eventuali collisioni oltre ad essere un abbellimento.

La sua forma ha tradizionalmente il significato di rappresentare i sei sestieri di Venezia (i sei denti rivolti in avanti), la Giudecca (il dente rivolto all'indietro) e il cappello del Doge.

L'archetto sopra il dente più alto del pettine rappresenta il Ponte di Rialto, mentre la 'S' che parte dal punto più alto per arrivare al punto più basso del ferro rappresenta il Canal Grande.

Nel ferro di alcune gondole di recente costruzione sono presenti anche tre rifiniture - una sorta di ricami detti foglie posti tra le sei barrette anteriori - che rappresentano le tre isole più importanti tra quelle delle laguna veneta, ovvero Murano, Burano e Torcello.

L'EVOLUZIONE STORICA DELLA GONDOLA

La forma della gondola si è venuta definendo progressivamente nel corso del tempo.

Le rappresentazioni pittoriche risalenti al XV-XVI secolo mostrano un'imbarcazione notevolmente differente da quella attuale.

Nel quadro Miracolo della Croce caduta nel canale di San Lorenzo di Gentile Bellini (visibile alle Gallerie dell’Accademia), databile al 1500, le gondole appaiono più corte, più larghe e meno slanciate di quelle attuali e soprattutto prive di asimmetrie.

La coperta di prua e quella di poppa, dove si posiziona il gondoliere, sono piatte e molto basse rispetto al pelo dell'acqua.

I ferri, sia a prua che a poppa, sono costituiti da due brevi e sottili astine metalliche. La forcola del rematore appare piatta ed essenziale, priva di gomiti.

Il primo documento che cita la gondola è un privilegio dogale a favore dei Loredani del doge Vitale Falier del 1094: ‘Gondulam vero nullam nobis nisi libera voluntate vestra factura estis'.

Nel 1580 si potevano contare circa 10.000 gondole, oggi in laguna ce ne sono circa 500.

Fu solo tra il 1600 e il 1700 che la fisionomia della gondola, utilizzata sempre più per il trasporto privato di rappresentanza, si avvicinò a quella attuale.

In questo arco di tempo, la lunghezza dello scafo aumenta e anche i ferri, soprattutto quello di prua, assumono dimensioni sempre maggiori, più grandi rispetto a quelli attuali, con un carattere ornamentale sempre più spinto.

La poppa si stringe e inizia ad alzarsi rispetto al pelo dell'acqua. Le coperte di poppa e di prua perdono la forma piatta per diventare spioventi e a poppa viene aggiunta una piccola pedana di appoggio per garantire l'equilibrio del gondoliere. Anche la forcola assume la sua caratteristica forma a gomito. Lo scafo tuttavia mantiene ancora una sostanziale simmetria.

Nel corso dell'Ottocento, la poppa e, in misura minore, la prua si alzano ancora rispetto al pelo dell'acqua, per migliorare la manovrabilità dello scafo, la cui lunghezza si assesta definitivamente attorno agli 11 metri.

Si introduce anche una prima leggerissima asimmetria, che viene accentuata in modo deciso solo all'inizio del Novecento, sempre per esigenze di manovrabilità, così come sia la prua che la poppa vengono alzate ulteriormente. Lo scafo si snellisce leggermente e cambiano anche le dimensioni del ferro di prua, che vengono ridotte per ottenere il bilanciamento ottimale rispetto alle mutate proporzioni.

Le famiglie nobili possedevano una o più gondole con cui si facevano trasportare per affari o diporto. I cosiddetti freschi, occasioni di incontro e mondanità, erano vere e proprie passeggiate in barca che si svolgevano per la città.

Questa abitudine dette origine anche ad un genere musicale, la cosiddetta canzone da batèlo, che ebbe il suo massimo fulgore nel Settecento ma che ancora oggi è molto praticata a scopi turistici.

La corporazione dei gondolieri è stata sempre governata da uno statuto, detto Mariègola, in cui si stabilivano i doveri degli appartenenti.

Dagli atti della corporazione è possibile desumere una serie di interessanti notizie, sia tecniche che economiche. Ad esempio è documentato che alla metà del Settecento le gondole a Venezia fossero all'incirca millecinquecento.

Attualmente le gondole sono imbarcazioni aperte ma, sino ai primi anni del Novecento, erano dotate di una cabina smontabile detta fèlze, per garantire riparo a chi vi viaggiava.

Quando Venezia era una città con un numero di abitanti molto più elevato dell'attuale e non erano stati realizzati i cospicui interramenti dei rii (avvenuti in epoca ottocentesca) la gondola costituiva il mezzo di trasporto per eccellenza.

Le permanenze a bordo potevano quindi essere piuttosto lunghe e, con il clima invernale veneziano, la copertura del fèlze consentiva una certa confortevolezza e intimità.

IL COLORE NERO

Il tradizionale colore nero dell'imbarcazione è dovuto all'origine per l'uso consueto della pece come impermeabilizzante dello scafo (come tutte le imbarcazioni veneziane e lagunari) e in seguito esteso a tutta la barca come conseguenza dei decreti del Senato veneziano e dei Provveditori alle Pompe (dal 1609) volti a limitare l'eccessivo sfarzo nella decorazione delle gondole, anticamente coperte di stoffe preziose e dorature.

Del resto il nero è sempre stato considerato un colore elegante, e quindi adatto ad un mezzo di trasporto signorile (come le carrozze ottocentesche) mentre all'epoca il colore del lutto era il pavonazzo, un azzurro cupo e molto scuro.

La gondola è una parte importante di Venezia: ne è il simbolo, l'essenza. Venezia è fatta per essere ammirata dall'acqua, ancora meglio se con un suggestivo giro in gondola.

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  • Serenata in gondolaun regalo che vi permetterà di vivere un'esperienza unica di immersione nell'antica tradizione veneziana: un tuffo nel passato di questa incantevole città romantica.
  • Tour privato in gondola: tra suggestivi canali e scorci non molto conosciuti per ammirare dall'esterno alcuni dei più caratteristici palazzi di Venezia a bordo di una gondola privata.

 

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OSTERIA RUGA RIALTO a due passi dal Mercato di Rialto nel popolare sestiere di san Polo. È un locale storico, molto frequentato dai veneziani, dove si respira l'aria autentica delle 'osterie di una volta'.

CANTINE DEL VINO già SCHIAVI nel sestiere di Dorsoduro, vicino alle Gallerie dell'Accademia, un tipico e rinomato 'bacaro' dove non ci sono posti a sedere. Molto frequentato per l'ampia scelta di vini e gli ottimi 'cicchetti' pluripremiati.

PASTICCERIA TONOLO vicino alla Basilica dei Frari è per molti veneziani (e anche per noi) la migliore in città.

PASTICCERIA RIZZARDINI vicino a campo san Polo, da non perdere i meravigliosi bignè alla crema.

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Fonti:
   • http://www.csi-multimedia.it/IT/www.csi-multimedia.it#ixzz2TqA4aNN4
   • http://it.wikipedia.org/wiki/Gondola
   • http://www.veneziasi.it/it/curiosita-venezia/gondola-veneziana.html

 

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