Le antiche Spezierie veneziane

La Triaca contro tutti i mali

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Le Antiche Spezierie, ‘de fin’ e ‘de grosso’

La prima ‘Scuola di Spezieri’ di cui si ha notizia nel 1258, è quella di Campo San Bartolomeo.

Inizialmente l’Arte degli Speziali formava un’unica confraternita con uno stesso statuto e fu solo nel XIV secolo che si divise in due rami: gli spezieri ‘de fin’, che preparavano le medicine e gli spezieri ‘da grosso’, cioè droghieri, spezieri da confetti, raffinatori da zuccaro, mandoleri e cereri.

Fu nel 1564 che alcuni spezieri presentarono domanda al Doge Girolamo Priuli per essere separati dai: “droghieri, mandorlati e confetturieri” e il 16 marzo 1565, ottenuta la concessione di organizzarsi in Collegio, si riunirono in assemblea per nominare come loro patrono il SS. Salvatore.

Dello stesso anno è lo statuto che regolamenta la loro attività, e stabilisce le rigide regole per diventare speziale.

Il commercio della Serenissima con l’Oriente portava in laguna una grande varietà di spezie, erbe aromatiche e droghe che diventavano ingredienti preziosi per la creazione di composti medicinali molto ricercati per le loro virtù benefiche.

 

La Triaca 'pozione magica' contro tutti i mali.

Uno dei composti medicamentosi degli Speziali della Serenissima, più richiesti in Europa per le sue proprietà terapeutiche, era la Thériaca Andromachi, in gergo ‘Triaca’, una pozione realizzata mescolando ben 64 ingredienti tra cui erbe aromatiche, composti galenici e siero di vipera dei colli berici, che non avesse ancora sviluppato le uova.

La ricetta, derivata da preparazioni tramandate da greci e arabi, era utilizzata come antidoto agli avvelenamenti e come efficace rimedio contro molti mali dell’epoca.

La Spezieria più famosa per la preparazione di questo medicamento era quella della ‘Testa d’Oro’, ai piedi del Ponte di Rialto: fra i pochi esercizi autorizzati a detenere anche veleni.

 

Il procedimento prevedeva che fosse portato il mortaio al di fuori dell’esercizio, dove i garzoni polverizzavano i vari ingredienti con il pestello.

 

In campo Santo Stefano sono ancora visibili i solchi lasciati da questi pesanti contenitori.

Ma c’erano anche altre curiose specialità a rendere molto frequentate le spezierie di Venezia: l’Amaro Mantovani, per il mal di stomaco, a base di assenzio e l’Olio di Scorpioni per curare le ferite, che veniva preparato annegando 2 scorpioni vivi in 2 libbre d’olio d’oliva.

Fonti: Gli speziali a Venezia di a cura di R. Vecchiato

 

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