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Le chiese 'scrigno' di Venezia

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San Sebastiano


La chiesa nel sestiere di Dorsoduro, originariamente gotica, fu riedificata secondo i canoni dello stile rinascimentale nella prima metà del Cinquecento, su progetto di Antonio Abbondi detto lo Scarpagnino.

La facciata, ultimo suo elemento ad essere completato, mostra già dettagli del gusto classico che cominciava ad imporsi nell’estetica dell’epoca.

Il retro è caratterizzato da un insolito ed elegante gioco di absidi a cui si appoggia il campanile in cotto decorata da lesene.

L’interno ad un’unica navata si prolunga con due ali nelle quali si aprono sei celle, tre per lato.

Nel 1555 l’abate del convento omonimo, volle il giovane Paolo Veronese per dipingere il soffitto della sacrestia.

Iniziò così la lunga e feconda frequentazione dell’artista con questo tempio che sarà reso famoso dal suo imponente ciclo pittorico.

L’anno successivo il Veronese dipinse qui il suo capolavoro: le ‘Storie di Ester’ dove sperimentò un uso del colore originale e particolarmente attento all’utilizzo di accostamenti e ombreggiature 'tono su tono' capaci di rendere festosa e inconfondibile la sua cifra stilistica.

La grande libertà e considerazione di cui godeva il pittore prediletto dai frati del convento fu cruciale per sviluppare il suo talento che qui si espresse anche in altre opere di grande bellezza come la pala dell’altare maggiore ‘Vergine e Santi’, le portelle dell’organo e, ancora, ‘La presentazione di Cristo al tempio’ e ‘La Natività’.

É in questo luogo, che profondamente ispirò il suo genio, che il Veronese volle essere sepolto.
 

San Trovaso

La chiesa di San Trovaso (contrazione veneziana per indicare i martiri milanesi Gervasio e Protasio), nel sestiere di Dorsoduro, secondo il Tassini sarebbe stata fondata nei primordi di Venezia, e subito dichiarata parrocchiale. 

Più volte rinnovata a causa di rovina ed incendi, crollò improvvisamente nel 1583 e, a partire dal 1584 fu ricostruita in sette anni.

Da taluni attribuito al Palladio, l'edificio presenta la singolare caratteristica di essere provvisto di doppia facciata, una rivolta verso il Campo San Trovaso e l'altra verso il rio omonimo.

Secondo una tradizione, il doppio ingresso serviva per tenere separate le fazioni rivali di Castellani e Nicolotti, quando entrambe si recavano in chiesa in occasione della ricorrenza dei santi, onde evitare lo scatenarsi di risse.

La chiesa si presenta a navata unica e volta a botte, con pianta a croce latina, varie cappelle laterali e un ampio presbiterio.

All'interno, oltre a preziosi bassorilievi rinascimentali, si può ammirare il dipinto 'San Grisogono a cavallo' di Michele Giambono (XV secolo), valido interprete del Gotico internazionale.

Grandi tele di Jacopo Tintoretto come ‘L’Adorazione dei Magi’ e la ‘Cacciata di Gioacchino dal tempio’ adornano il presbiterio e nel transetto a sinistra si trovano ‘L’Ultima cena’ e ‘La lavanda dei piedi’ ( la cui attribuzione è dubbia).

Tintoretto 'Ultima cena'

Tre sono le opere di Palma il Giovane che completano la ricca raccolta di capolavori custoditi in questa chiesa: ‘Cristo deposto dalla croce e le Marie’, ‘La nascita della Vergine’ e ‘La Vergine in gloria e Santi’.

Palma il Giovane 'La nascita della Vergine'

San Polo

La chiesa, la cui fondazione risale secondo la tradizione all’837, sotto il dogado di Orso I Partecipazio, mantiene ancora l’impianto originale a tre navate tipico dell’architettura veneto-bizantina.

La facciata è stata invece più volte rimaneggiata e presenta elementi stilistici disomogenei: dal magnifico portale gotico con modanature a tortiglione e ornamenti floreali all’abside ricostruita con elementi di gusto neoclassico.

Nell’ottocento subì pesanti e discutibili interventi di restauro che coprirono gli elementi quattrocenteschi come le colonne della navata centrale e il caratteristico soffitto a carena di nave (ora recuperato). 

Tintoretto 'Ultima cena'

Al suo interno capolavori di Jacopo Tintoretto, Palma il Giovane, Paolo VeroneseGiambattista e Giandomenico Tiepolo, del quale è possibile ammirare quella che è considerata la sua opera prima: la ‘Via Crucis’ (1747-49), composta di 14 tele in cui si può apprezzare il già maturo talento dell’artista, capace di rendere tutta l’intensa drammaticità della scena.

Chiesa di san Giovanni in Bragora

La leggenda racconta come san Magno, vescovo di Opitergium (Oderzo), fuggito dalle sue terre durante l’invasione dei Longobardi (639) e trovato rifugio in Laguna si fosse impegnato nella costruzione di otto chiese in questa zona. Leggi di più in https://goo.gl/VCOm21

Chiesa della Madonna dell'Orto

Questa chiesa è uno degli esempi più classici dell'architettura gotica veneziana e racchiude dei veri e propri capolavori. Leggi di più in https://goo.gl/xn6HpC



Fonti 'Le chiese di Venezia' a cura di S. Vianello

         G. Tassini 'Curiosità veneziane'

         Wikipedia



 

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