Piazza San Marco

Storia e Architettura del 'più bel salotto d'Europa'

PIAZZA SAN MARCO

Quella intitolata a San Marco è l'unica piazza di Venezia, di nome e di fatto, in quanto tutti gli altri spazi urbani con questa funzione sono detti campi o campielli.

In passato la maggior parte dei visitatori entrava in città sbarcando sul molo che limita la Piazza dal lato del bacino, dove le navi ormeggiavano.

La TOP 5 di Piazza San Marco

 

1- I capitelli di Palazzo Ducale

‘Opere d’arte nell’opera d’arte’, i capitelli di Palazzo Ducale furono scolpiti in pietra d’Istria nelle botteghe dei migliori ‘tajapiera’ veneziani.

Quelli sul loggiato che guardano il Bacino sono di origine trecentesca ( realizzati probabilmente tra il 1340 e il 1355), mentre quelli montati sulle colonne che affacciano il lato verso la Piazza risalgono al XV secolo. Alcuni più antichi e fragili vennero sostituiti già nell’800 da copie.

La Repubblica Serenissima volle decorare il monumento simbolo del suo potere e prestigio con un’enciclopedia di immagini allegoriche che dovevano racchiudere l’iconografia dei temi centrali cari alla sua storia gloriosa: valori come la Giustizia, la Saggezza e il Buon Governo.

I capitelli angolari sono quelli più grandi e in essi furono rappresentate alcune scene bibliche, tra queste: il peccato originale, l’ebrezza di Noe, il giudizio di Salomone.

Capitello d'angolo: 'Adamo ed Eva'

Furono molti gli scalpellini anonimi che portarono a termine quest’opera di straordinario valore artistico, decorando i capitelli dei porticati dei due piani con più di 600 immagini, che rappresentano la vita di tutti i giorni: il lavoro, le stagioni, l’amore, la morte…

In un documento di Palazzo Ducale (del 16 Settembre 1361) col titolo di magister prothus Palacii nostri novi, si riporta il nome del più famoso tajapiera: Piero Baseggio, che avrebbe contribuito a realizzare le storie narrate nei capitelli a cui la popolazione poteva facilmente accedere per una suggestiva lettura da uno straordinario libro dalle pagine di pietra.

Tra le opere più ammirate vi sono la ‘Creazione deIl’uomo e dei pianeti’ con il celebre gruppo di ‘Adamo ed Eva’ e il diciottesimo capitello d’angolo che rappresenta le ‘dodici costellazioni ed i segni zodiacali’ citato dallo scrittore inglese John Ruskin nel suo libro ‘Le Pietre di Venezia’ come uno dei più belli e raffinati esempi di un’arte in cui i Veneziani erano maestri.

2- I Mosaici sulla facciata della Basilica

Gli splendidi mosaici che decorano le lunette della facciata della Basilica, raccontano la storia del trafugamento, del trasporto e dell’arrivo a Venezia da Alessandria d’Egitto del corpo di Marco, destinato a diventare il santo protettore della città.

A partire dalla prima lunetta del portale di destra è possibile seguire l’ordine cronologico delle vicende che hanno portato le reliquie in città.

In essa è raffigurato il Recupero del corpo di San Marco da parte dei veneziani Buono da Malamocco e Rustico da Torcello, che traslarono le sante spoglie dalla città egiziana, dove Marco aveva trovato sepoltura nel ‘828 dopo il martirio.

In successione, verso sinistra si possono ‘leggere’ le lunette con l’Arrivo del corpo di San Marco a Venezia, l’Accoglienza da parte del doge della Signoria, ilTrasporto processionale del santo in Basilica. Quest’ultimo mosaico (del XIII secolo) sopra il portale di sant’Alipio, è il più antico mentre gli altri sono opere più tarde del XVII e XVIII secolo.

3- I Do Mori

La Torre dell’orologio in Piazza San Marco non sarebbe la stessa senza i ‘Do Mori’ -così chiamati affettuosamente dai veneziani- che con i rintocchi delle loro mazze sulla campana scandiscono le ore nel punto nevralgico della città.

Leggi di più nel nostro articolo: I 'Do Mori', che scandiscono il tempo 'fuori tempo' dalla Torre dell'Orologio.

4- La Pietra di Bando 

è un tronco di colonna di porfido rosso, collocata sul lato destro della loggetta del Sansovino ai piedi del campanile.

Secondo il Lorenzetti venne ‘(...) trasportata, sembra, dalla Siria (da San Giovanni d’Acri): da qui il Comandador bandiva le leggi, che venivano poi proclamate sull’altra Pietra di Bando in Rialto  - Travolta nel 1902 dalle rovine del campanile di San Marco, protesse e salvò miracolosamente da rovina l'angolo della Basilica. (…)"

Così anche i giornali dell’epoca raccontarono la prodigiosa incolumità della Basilica: La ‘Gazzetta di Venezia’ parlò di una "forza divina" intervenuta a tempo, ‘Il Gazzettino’ di "un vero miracolo". "Un grosso masso di marmo aveva colpito, divelto e spostato, all'angolo sulla Piazzetta, la cilindrica "pietra del bando", che così frenò la corsa delle macerie e impedì che esse colpissero le delicate colonne d'angolo della Basilica. (…)"

5- La Chiesa 'perduta' di San Geminiano

La chiesa di San Geminiano, capolavoro del Sansovino, sorgeva tra le procuratie Vecchie e quelle Nuove in Piazza San Marco.

Nel 1807 fu fatta abbattere da Napoleone per edificare l’attuale 'Ala Napoleonica' dentro la quale sarebbe stata allestita la sua sala da ballo.


Nel pavimento dell'Ala Napoleonica' una targa ricorda la demolizione della Chiesa. 

Leggi di più nel nostro articolo: San Geminiano, la chiesa perduta di Piazza San Marco


La Storia, l'Architettura e le opere d'arte

del 'salotto più bello del mondo' (tra le dieci cose da non perdere a Venezia)

La Suddivisione della Piazza

A forma trapezoidale, Piazza San Marco ha una lunghezza di 175 metri, una larghezza di 57 sul lato minore, limitato dall'Ala Napoleonica ed 83 metri dal lato della Basilica.

Antica sede del potere dogale e simbolo della ricchezza della Repubblica di Venezia, la zona monumentale di Piazza San Marco si compone di tre settori:

  • La Piazza propriamente detta è la zona racchiusa fra le Procuratie VecchieNuove e l'Ala Napoleonica. Lo stile rinascimentale di queste ininterrotte e potenti fughe di archi a tutto sesto dialoga con l'architettura medioevale della Basilica e il Campanile: 'el paron de casa' (come i veneziani lo chiamano).
  • La Piazzetta è la parte più meridionale, limitata dal Palazzo Ducale, la Libreria sansoviniana e dal Molo, unica riva di Venezia a portare questo nome: accesso naturale all'area marciana per chi proviene dal Bacino di San Marco, attraverso le due famose colonne di Marco e Todaro
  • La Piazzetta dei Leoncini, è il settore nord-occidentale su cui si affacciano il lato settentrionale della Basilica, il Palazzo Patriarcale e la Chiesa sconsacrata di San Basso. La caratteristica, che rende ragione del suo nome, è la presenza delle statue di due leoni accovacciati in marmo rosso di Verona. 

La Storia

In origine la Piazza aveva un aspetto ben diverso da quello che oggi possiamo ammirare.

Si trattava di un prato, in parte coltivato ad orto dalle monache di San Zaccaria, per concessione del doge Giovanni Partecipazio I nell'829.

Chiamato Morso, forse perché il suo terreno era più tenace e consistente di quello circostante, oppure Brolo (1), appunto perché erboso e circondato da alberi.

Era diviso da un canale detto Batario, sulle cui sponde sorgevano, una di fronte all'altra, le due piccole chiese di San Teodoro (il primo patrono della città) e San Geminiano.

La leggenda vuole che fosse stato il generale bizantino Narsete a farle costruire per celebrare la sua vittoria sui Goti, vinta con l'aiuto delle navi veneziane.

Solo all'inizio del IX secolo iniziò la costruzione in Piazza della Chiesa di San Marco, a seguito della traslazione del corpo dell'Evangelista, trafugato ad Alessandria d'Egitto nell'828.

Secondo alcune fonti la costruzione del Campanile iniziò nel 888, seconda altre nel 911.

Nel 976 un furioso incendio distrusse gli edifici dell'intera zona, basilica e palazzo compresi, ma già nel 978 furono ricostruiti entrambi.

Nello stesso periodo il doge Pietro I Orseolo fece costruire, vicino al campanile, un ospizio per pellegrini malati e bisognosi, visibile nel quadro di Gentile Bellini, 'Processione in piazza San Marco'.

L'attuale Basilica risale agli anni 1050-1094, con la terza fondazione dell'edificio. 

Nel 1156, sotto il dogado di Vitale II Michiel, il rio Batario fu interrato ed in seguito analoga sorte subì il bacino antistante il Palazzo Ducale, al posto del quale venne realizzata la Piazzetta.

A testimonianza dell'esistenza del bacino una porta d'acqua murata è visibile ancora oggi sul lato della Basilica che vi si affaccia.

Il Rio Batario sopravvive invisibile perché intubato e sfocia all'altezza degli attuali Giardini Reali.

Nel 1172, sotto il dogado di Sebastiano Ziani, la piazza venne ulteriormente ampliata per far posto a nuovi edifici monumentali: la chiesa di San Geminiano fu spostata al limitare della nuova piazza San Marco e furono inoltre innalzate sul Molo, come porta monumentale di accesso dal mare, due enormi colonne granitiche, trasportate da Costantinopoli.

Sopra una colonna fu posto il leone alato simbolo di San Marco e sull'altra fu collocata la statua raffigurante San Teodoro, primo patrono di Venezia.

Piazza San Marco fu pavimentata con dei mattoni disposti a spina di pesce nel 1267, mentre fu lastricata con gli attuali masegni durante il dogado di Alvise III Sebastiano Mocenigo, nel corso del XVIII secolo.

Tra il 1301 e il 1442, con una continua e massiccia serie di lavori, Palazzo Ducale perse progressivamente il suo aspetto militare sino ad assumere l'attuale conformazione.

Tra il 1495 e il 1517 furono invece erette le Procuratie Vecchie e la Torre dell'Orologio, mentre contemporaneamente si procedeva allo sgombero di tutti gli orti e i magazzini ancora presenti nell'area della piazza.

Fu Jacopo Sansovino a completare il grande lavoro di rinnovamento della Piazza con un ardito gioco di contaminazione di stili: al gotico del Palazzo Ducale e all'orientaleggiante veneto-bizantino della Basilica si unirono splendidi esempi di classicità romana nell'Area Marciana

  • Tra il 1582 e il 1640, completata la demolizione dell'ospizio Orseolo, furono costruite le Procuratie Nuove.
  • Nel 1722 furono collocate le due statue nella Piazzetta dei Leoncini.
  • Del 1735 è invece l'attuale pavimentazione in trachite euganea della cava della Rocca di Monselice, nel padovano, a fasce laterali in marmo bianco, su disegno di Andrea Tirali.
  • Nel 1807 durante la dominazione napoleonica fu demolita la chiesa di San Geminiano e edificata l'Ala Napoleonica (detta anche Palazzo Reale o Procuratie Nuovissime), dando al complesso dell'area marciana l'aspetto definitivo.

L'Architettura di Piazza San Marco

Più di Mille anni di storia hanno visto al lavoro in questo spazio di incredibile bellezza generazioni di architetti, scultori, tagliapietre, muratori, di cui non è rimasta memoria.

i primi nomi collegati alla fabbrica del Palazzo Ducale sono quelli del tagiapiera Filippo Calendario e di un 'magister protus Palacii novi' Pietro Baseio, che si occuparono della sua fase gotica nel XIV secolo.

Capolavoro dei tajapiera Bon è la Porta della Carta.

Pietro Lombardo, Andrea Da Ponte, Andrea Palladio e Vincenzo Scamozzi, sono solo alcuni degli architetti più illustri coinvolti nella realizzazione delle strutture rinascimentali del Palazzo.

Solo di alcune opere, tra le meno antiche, possiamo nominare gli autori: il bergamasco Mauro Codussi iniziò la costruzione delle Procuratie Vecchieche condusse fino al completamento del primo piano entro l'anno 1500. Prima di queste, sempre su suo progetto fu eretta la Torre dell'orologio fra il 1496 e 1499.

Dopo il grande incendio del 1512, i lavori continuarono sotto la direzione del proto Bartolomeo Bon e di Guglielmo Grigi.

Jacopo Sansovino terminò la fabbrica codussiana intorno al 1532 e iniziò i lavori per la Libreria nel 1537.

Fu Vincenzo Scamozzi a riprendere il motivo di ispirazione classica della contigua Libreria Sansoviniana per la costruzione delle prime dieci arcate delle procuratie nuove nel 1586, continuate ed ultimate nel 1640 da Baldassare Longhena.

L'Ala Nuovissima o Napoleonica fu iniziata nel 1810 dall'architetto neoclassico Giuseppe Soli, che utilizzò sei originarie arcate del porticato, superstiti alla demolizione della Chiesa di San Geminiano.

 

Nota (1) la parola 'BROGLIO' deriva dal termine veneziano 'brolio o brolo' che significa orto. Ai tempi della Serenissima era infatti consuetudine per i membri della nobiltà riunirsi in uno spazio in Piazza San Marco, antistante il Palazzo Ducale per far commercio dei propri voti in seno al Maggior Consiglio che reggeva la città e nel quale sedevano per diritto ereditario. Questo spazio era allora noto col nome di Brolio dal latino Brolus, cioè 'orto', perché come già detto, il terreno su cui tuttora sorge Piazza San Marco era un prato, in parte coltivato ad orto dalle monache di San Zaccaria. 

 

Fonti: G. Lorenzetti, Venezia e il suo estuario  

         G. Tassini, Curiosità veneziane

         wikipedia

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