07/02/2016 Ora 00:00
Centro Culturale Candiani

Terra e acqua 1961-1963

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Storie di fotoamatori: Giuseppe Crepaldi

Terra e acqua 1961-1963 Storie di fotoamatori: Giuseppe Crepaldi

Accadde tutto velocemente: il diploma di perito chimico, l’assunzione alla Società Italiana Chimica, poi Sicedison di Porto Marghera, il trasferimento a Venezia e l’incontro con la fotografia: era il 1960.

Giuseppe Crepaldi, classe 1941, nasce a Villanova Marchesana, che all’epoca conta poco più di 3000 anime. Un borgo sorto alle spalle della chiesa parrocchiale edificata sul ciglio del fiume, dove - da mezzo millennio - la casa della fede veglia sul Po. Ha vent’anni quando l’incontro con Enzo Chiurlotto, chimico e socio della prim’ora del circolo fotografico veneziano «La Gondola», gli apre la via dell’impegno fotoamatoriale. Chiurlotto, assieme a un gruppo di soci tra i più dinamici de La Gondola è coinvolto nella diaspora che nel 1961 sfocerà nella fondazione del circolo fotografico «Il Ponte». È l’occasione per Crepaldi di confrontarsi con una generazione di fotoamatori appassionati e irrequieti, decisi a dimostrare che la fotografia ha una parte significativa nell’impegno corale richiesto dalla rinascita postbellica.

Ritorna a Villanova Marchesana, là dove la «Grande alluvione« era giunta il 16 novembre 1951, tre giorni dopo la rotta del Po a Occhiobello, e l’acqua vi era rimasta quasi un mese. A distanza di dieci anni dall’esondazione, il Polesine più volte invaso dalle acque, non era solo il proprio paese natale, ma anche il simbolo d’una disuguaglianza economica e sociale che non apparteneva solamente al meridione d’Italia. «Tera e aqua, aqua e tera, da putini che da grandi “Siora tera, ai so comandi, siora aqua, bonasera; bonasera”» recita l’incipit d’un canto scritto e composto nei giorni in cui, nel 1961, si decise la sospensione dell’estrazione del gas metano dal sottosuolo Padano per arrestarne la subsidenza.

Giuseppe Crepaldi si misura con l’ambiente che più gli è familiare, con la vicenda che più appare anacronistica negli anni del «miracolo economico» e, tra il 1961 e il 1963, sistematicamente riprende l’ambiente e le persone della sua Villanova Marchesana. Oggi Giuseppe Crepaldi ci restituisce quelle immagini, ed è un ritorno felice, atteso come altri ritorni che, sempre con maggior frequenza, fanno riemergere quella straordinaria rete di amatori della fotografia con la loro passione e la loro determinazione nel raccontare l’Italia del secondo dopoguerra. 'Alberto Prandi'


 

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