Dal 07/08/2019 al 31/08/2019
Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni

Arlecchino e l’anello magico

Teatro Goldoni

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Descrizione

Teatro Goldoni | Venezia

07 > 31 agosto - ore 19.00

Arlecchino e l’anello magico

Debutta sul palcoscenico più antico di Venezia il secondo canovaccio del periodo francese del Goldoni, tradotto e adattato dal regista Marco Zoppello per Le Disavventure di Arlecchino, il progetto di riscoperta della Commedia dell’arte prodotto dal Teatro Stabile del Veneto.

Dopo aver perso e ritrovato il figlio in un gioco di equivoci, scenate di gelosia e duelli continuano Le Disavventure di Arlecchino, per la rassegna estiva del Teatro Goldoni di Venezia. Dal 7 al 31 agosto, a più di due secoli e mezzo dalla stesura, arriva sul palcoscenico del teatro più antico della città Arlecchino e l’anello magico, uno degli ultimi canovacci del periodo francese di Carlo Goldoni insieme a Il figlio di Arlecchino perduto e ritrovato, tradotto e adattato dal regista Marco Zoppello, per il progetto di riscoperta e rinascita delle Commedia dell’Arte prodotto dal Teatro Stabile del Veneto.

Nei panni di Arlecchino, l’attore Stefano Rota che a 30 anni dall’esordio con La Pazzia di Isabella (TAG Teatro, Venezia, 1989), torna a interpretare la maschera più famosa del mondo, accompagnato da sei giovani attori professionisti della Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto, nata dal progetto TeSeO - Teatro Scuola e Occupazione con il sostegno della Regione Veneto.

Il protagonista della commedia è un Arlecchino anomalo, non più “gatto” ma “cane” (per la precisione Carlino, in onore della somiglianza della maschera col muso dell’animale e inventato da Carlo “Carlin” Bertinazzi che Goldoni incontra a Parigi), non più servo ma formaggiaio, non più vittima dei padroni ma artefice, suo malgrado, del proprio destino e che cerca di trovare spazio nel proprio mondo. 

Carlo Goldoni, il periodo francese e l’ Arlecchino e l’anello magico

Arlecchino e l’anello magico è uno degli ultimi lavori di Carlo Goldoni. L’autore scrive l’opera in forma di canovaccio, in Francia, nella seconda metà del Settecento e, infatti, si tratta di un’opera ibrida, dalle sfumature inedite, che ha poco a che vedere col mondo rinascimentale nel quale nasce la commedia dell’arte ma che risente del periodo storico, con la Rivoluzione Francese alle porte, e del clima rococò in ambito artistico che si respira oltralpe.

Goldoni che ha appena tolto le maschere agli attori italiani, si ritrova a Parigi a scrivere nuovamente canovacci per commedianti della Commedie Italienne facendo una sorta di passo indietro rispetto alla sua avviata riforma del teatro. Per andare incontro ai gusti del pubblico francese, Goldoni sembra quasi abbracciare le teorie di Carlo Gozzi e incentra la trama di Arlecchino e l’anello magico sull’elemento magico, in contrasto con la ricerca di verosimiglianza e di realtà che hanno caratterizzato la sua storia. La commedia vira verso toni più scuri, quasi tragici, e in essa convivono l’aspetto comico e drammatico insieme.

La trama

In un bosco, a pochi passi dalla città di Bergamo, Arlecchino, marito di Argentina, è sopraffatto dalla gelosia e tenta il suicidio. Un mago lo salva e gli dona un anello dal magico potere: chiunque lo indossi dimenticherà il passato e le proprie sciagure. Il povero diavolo dovrà quindi reimparare tutto, dal valore del denaro a cosa sia un matrimonio. Arlecchino guadagna quindi uno sguardo fanciullo, privo di sovrastrutture, fatto di bisogni primari e di scoperte continue. Ma anche di sonore bastonate: chi può pretendere di vivere senza denaro? Solo un pazzo. Goldoni si affida alla magia per giocare un personaggio estraneo al mondo e noi, raccolta la sfida, di questo mondo ne abbiamo esplorato i confini. Ne risulta una città popolata di personaggi caricaturali, innamorati egoisti, viscidi servitori e madri autoritarie. La commedia, sempre e comunque, consegna una lente d’ingrandimento della società, uno strumento per smascherarne, attraverso il gioco e la risata, ogni contraddizione.

traduzione e adattamento: Marco Zoppello

con: Stefano Rota

e gli attori della Compagnia Giovani del Teatro Stabile del Veneto: Davide Falbo, Meredith Airò Farulla, Lorenza Lombardi, Eleonora Marchiori, Marlon Zighi Orbi, Pierdomenico Simone

scene: Alberto Nonnato

costumi: Lauretta Salvagnin

maschere: Roberto Maria Macchi

luci: Paolo Pollo Rodighiero

assistente alla regia: Maria Roberta Strazzella

durata: 1h '30

Il Progetto della Compagnia Giovani è parte dell’Accordo di Programma tra Regione Veneto e Teatro Stabile del Veneto con la partnership di Accademia Teatrale Veneta per la realizzazione di un Ciclo Completo di Formazione Professionale per Attori - Modello TeSeO Veneto - Teatro Scuola e Occupazione (DGR n. 1037 del 17 luglio 2018). Gli attori della Compagnia Giovani sono diplomati presso Accademia Palcoscenico e Accademia Teatrale Veneta.

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