21/04/2018 Ora 17:00
Auditorium 'Lo Squero'

Quartetto di Venezia allo Squero

Quartetto in residenza alla Fondazione Giorgio Cini

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Descrizione

  • Andrea Vio, violino
  • Alberto Battiston, violino
  • Mario Paladin, viola
  • Angelo Zanin, violoncello

Robert Schumann
(Zwickau, 1810 - Bonn, 1856)

Quartetto in La maggiore op.41 n.3

  • I. Andante espressivo. Allegro molto moderato II. Assai agitato
  • III. Adagio molto
  • IV. Finale. Allegro molto vivace

L’Andante introduttivo preannuncia dolcezza e calore, ma è solcato da dubbi: continue ambiguità a livello armonico. La tonalità d’impianto viene continuamente schivata, inizialmente evitata tramite un breve ap- prodo alla relativa minore, quindi lambita, e solo successivamente affermata con l’esposizione di un tema fatto di arpeggi. Una molecola musicale (una semplice quinta discendente) attraversa mutevole il primo movimento, ora languida, ora sferzante. Le sorprese armoniche sono frequenti e trovano un’analogia nel trattamento ritmico altrettanto imprevedibile, complesso e ricco. Trasmutazione e contrasto regnano anche nel secondo movimento: un tema con variazioni, ghiotta occasione di lavoro sulla materia musicale per l’inesausta fantasia di Schumann, che sa evocare un nobile, stregonesco Romanticismo con accelerazioni, accumulazioni (come il fugato della seconda variazione che cita un frammento dell’op. 132 di Beethoven), dilatazioni, frammentazioni del tema. Un’altra faccia della tormentata temperie schumanniana è quella ri- tratta nel movimento lento in forma di Lied strumentale lirico, onirico, perennemente turbato da una linea contrastante, da un adombramento armonico, da una complicazione ritmica. Tutto gioco e ridda campestre il  nale: un rondò incentrato su uno squadrato ritmo di Volkstanz, cui si alternano sonorità sanguigne, richiami popolareschi e, in un quasi trio, ironiche grazie dal sapore settecentesco.

The opening Andante forewarns sweetness and warmth, but it is crossed by a continuous sense of doubt expressed by harmonic ambiguity. The main key is avoided throughout the introduction with a cadence on the relative minor, then slightly touched as a passing tone, only thence af rmed with the exposition of the  rst theme made of arpeggios. A musical molecule (a simple falling  fth) appears through the whole  rst movement with its metamorphoses, both lingering and stinging. The harmonic surprises are frequent and such a complexity is mirrored in a particularly complex, rich and unpredictable rhythm. Transformation and contrast rule also in the second movement: a theme with variations, an opportunity of musical work and sperimentation for Schumann’s inexhaustible fantasy. This scherzo-like composition evokes a noble and hunted Romanticism and its initial theme is reworked with acceleration, accumulation (as in the second variation quoting Beethoven’s op. 132), expansion, fragmentation. Another aspect of Schumann’s tormented personality is portrayed by the slow movement: an instrumental Lied characterised by lyric melodic lines which is constantly disturbed by a contrasting element, a harmonic nuance or a rhythmic complication. Totally different in character the last movement: a playful rondo with a square folk-dance rhythm, intermin- gled with brilliant sonorities, folk-like  gurations and – in the quasi trio – a humorous 18th century grace.

Johannes Brahms
(Amburgo, 1833 - Vienna, 1897)

Quartetto in La minore op.51 n.2 Allegro non troppo

  • Andante moderato
  • Quasi Minuetto
  • Moderato Finale
  • Allegro non assai

A proposito di Brahms si può a buon diritto parlare di ars subtilior senza tema di incorrere in anacronismi: l’opi cio del musico-scienziato cela segreti e procedimenti di mestiere che travalicano generazioni e secoli, rendendo la de nizione di stile questione affatto secondaria. Come in un mottetto del Trecento, anche in un quartetto di mezzo millennio più avanti si lavora con squadra e compasso su proporzioni, rapporti numerici relativi ai tempi e ai toni, riferimenti esterni, come per esempio le iniziali del motto caro al violinista Joachim «Frei aber einsam» (libero ma solo), che nella notazione tedesca corrispondono a Fa, La e Mi e aprono il movimento iniziale del presente quartetto generando il primo nucleo tematico. Del precedente quartetto di Schumann ritroviamo l’ambiguità armonica, forse meno vistosa rispetto al venerato maestro, ma più radicale ed estesa al ritmo. Augenmusik di cui giunge all’ascoltatore un lirismo disperato, presago di un’epoca in declino. Questo traspare anche nel movimento che segue, in cui le oscillazioni armoniche intensi cano la loro frequenza per poi lasciar spazio a un sorprendente momento concitato in cui la pacatezza borghese cede il passo – per brevi istanti – a una drammatica furia gestuale. Il mistero che regna nel Quasi minuetto pare dissolversi nel convulso brulichio centrale che con uisce in un intricato momento contrappuntistico ricco di so sticati arti ci ritmici. Una pagina dalla forma dif cilmente de nibile (forma sonata? Rondò?) chiude il quartetto con il suo trascinante vigore tzigano.

Dealing with Brahms we could speak about «ars subtilior» (more subtle art) without the fear of using an anachronism: the musician-scientist’s workshop hides secrets and proceedings which cross centuries and generations, so that the de nition of a “stile” becomes a secondary issue. As in a 14th century motet, also in a quartet composed half a millennium later a subtle work of ruler and compass is done to achieve proportions and ratios according to tones and tempos; in this quartet some external references are hidden, such as the initials of Joachim’s favourite motto «Frei aber einsam» (free but lonely), corresponding to the notes F, A, E also in the German notation which build the  rst thematic idea. We  nd the harmonic ambiguity of the previous quartet, perhaps less showy than the beloved master, but more radical and mirroring themselves in the rhythm; music also for the eye, which conveys a sense of desperate lyricism, a manifestation of a decadent period. This shines also through the second movement, in which harmonic oscillations intensify their recurrence and prepare the path for a surprisingly agitated movement in which the bourgeois countenance gives way to a dramatic fury. The sense of mystery reigning over the Quasi minuetto seems to vanish in the unrestrained central moment, which  ows into a complex contrapuntal moment rich in sophisticated rhythmic arti ces. A hardly classi able form closes the quartet with its elegant, gipsy-like vigour.

©Testi di Mauro Masiero 

Prezzo
€€
Informazioni aggiuntive


Tutti i concerti avranno inizio alle ore 17.

I biglietti sono acquistabili un’ora prima dello spettacolo alla biglietteria de “Lo Squero”, online all’indirizzo https://www.boxol.it/auditoriumlosquero, oppure telefonicamente chiamando il numero +39 392 4519244 (dal lunedì al giovedì dalle ore 10 alle ore 13).

Informazioni utili:

Le attività sono organizzate da Fondazione Giorgio Cini e Asolo Musica, Associazione Amici della Musica.

L’Auditorium “Lo Squero” sull’Isola di San Giorgio Maggiore è l’antica officina un tempo preposta alla riparazione delle imbarcazioni e successivamente trasformata in un moderno e suggestivo auditorium, grazie all’intervento degli architetti Cattaruzza e Millosevich e con il contributo del Provveditorato Interregionale per le Opere Pubbliche del Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Virginio Bruni Tedeschi.

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esempio: 18/11/2018

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