05/06/2017 Ora 20:30
Cappella dei Lucchesi - Santa Fosca

concerto di fine anno accademico dell'Orchestra e Coro dell'Università Ca' Foscari

Foscari_ConcertoFineAnno

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Descrizione

A 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi e a 500 anni dall’inizio della Riforma Protestante
Orchestra e coro dell’Università Ca’ Foscari

 

PROGRAMMA:

Claudio Monteverdi (Cremona, 1567 – Venezia, 1643)
- Baci soavi e cari
dal Libro I dei Madrigali a cinque voci (1587)
- Lasciatemi morire
da Il sesto libro de madrigali a cinque voci (1614)
- De la bellezza le dovute lodi
balletto a tre voci e strumenti da Scherzi Musicali (1607)
- Magnificat secondo
da Selva morale e spirituale (1640-41) a 4 voci e basso continuo

Heinrich Schütz (Köstritz,1585-Dresda, 1672)
- Meine seele erhebt den Herren (Deutsches Magnificat, SW426)
a 4 voci e basso continuo

Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1695-Lipsia, 1750)
- Wer da glaubet und getauft wird
Cantata per soli, coro e orchestra BWV 37

 

Interpreti:

Anna Schröder, Ilaria Parini, soprani
Andrea Gavagnin, tenore
Alvise Minghetti, Nicola Gomirato, bassi
Paola Fasolo, violino
Luigi Pradelle, Beatrice Pozzato, oboe
Elena Berti, Sara Cerutti, violoncello
Martino Piani, organo

dir. Vincenzo Piani

 

Il concerto conclusivo dell’anno accademico 2016-2017 è dedicato dall’Orchestra e Coro dell’Università Ca’ Foscari ai due grandi anniversari del 2017: i 450 anni dalla nascita di Claudio Monteverdi e i 500 anni dall’inizio della Riforma Luterana.

Claudio Monteverdi è il protagonista della prima parte del concerto, con esempi di musica profana e sacra. I due madrigali dal Primo (1587) e dal Sesto libro (1614) mostrano l’evoluzione dello stile compositivo del maestro: se in Baci soavi e cari il modello è ancora in parte quello del madrigalismo cinquecentesco di Marenzio, nel famosissimo Lamento di Arianna, che è la prima parte di un ciclo di quattro madrigali che si rifanno all’Arianna, opera del 1608 che non ci è pervenuta, si può facilmente riconoscere quella teatralità che nel frattempo si era venuta affermando con il recitar cantando e con la nascita dell’opera: la più famosa opera di Monteverdi, l’Orfeo, è del 1607.
In questo stesso 1607 vengono pubblicati gli Scherzi musicali, a tre voci e strumenti, che riecheggiano molto da vicino i cori dell’opera coeva, in gran parte scritto in forma di danza, come nel balletto De la bellezza le dovute lodi, che potrebbe ben comparire come coro di un’opera seicentesca.

Un diverso spirito pervade il Magnificat secondo, da Selva morale e spirituale (1640-41) in cui possiamo notare un atteggiamento maggiormente conservatore rispetto ad altre opere, ancorato a modelli compositivi tradizionali che si possono riconoscere nell’alternanza delle sezioni polifoniche e dei versi gregoriani come in alcuni mottetti di Dufay, nell’uso del tenor gregoriano, cioè della melodia in valori larghi sulla quale contrappuntano le voci, nell’uso di un modello ritmico che ricorda l’hoquetus (letteralmente singhiozzo) della tradizione arsnovistica. nell’utilizzo di una armonia a tratti non ancora completamente tonale. In realtà non possiamo dire che questo tipo di scrittura rappresenti la caratteristica della intera raccolta, in quanto nella Selva morale e spirituale si trovano composizioni molto diverse che possono andare dal mottetto quattro-cinquecentesco alla allora modernissima monodia accompagnata, come possiamo vedere nel Pianto della Madonna che è un rifacimento in forma monodica e con testo latino del Lamento di Arianna che abbiamo precedentemente ascoltato. Questo Magnificat secondo mostra piuttosto la capacità di Monteverdi di muoversi con grande dimestichezza tra diversi stili.

La seconda parte del concerto è dedicata a musiche della Riforma e non è comunque del tutto slegata dalla prima: non per niente la prima termina con un Magnificat in latino e la seconda inizia con un Magnificat in tedesco. Ma non solo: Monteverdi e Schütz sono entrambi eredi di quella scuola veneziana che tanto peso ha avuto nella musica del seicento. Heinrich Schütz, come altri compositori tedeschi, era stato allievo a Venezia di Andrea Gabrieli e amico e compagno di studi di Giovanni Gabrieli. In questo Meine Seele erhebt den Herren (L’anima mia magnifica il Signore), a 4 voci e basso continuo tratto da Zwölf geistliche Gesänge (Dodici canti spirituali, 1625), si possono ritrovare alcune caratteristiche fondamentali della Scuola Veneziana del ‘500. Innanzitutto vi è la tendenza al madrigalismo, cioè alla resa musicale del significato del testo. Per esempio in corrispondenza del versetto “Ha spiegato la potenza del suo braccio, *ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore” il ritmo diventa ternario e si fa serrato, mentre alle parole “ha innalzato gli umili” la melodia ha una progressione verso l’acuto sul verbo “innalzare” e ripiega improvvisamente in basso sulla parola “umili” (in tedesco die Niedrigen, letteralmente “coloro che stanno in
basso”); oppure al termine della frase “rimanda i ricchi a mani vuote” troviamo un accordo vuoto, cioè privo del terzo grado che è quello che già per la sensibilità seicentesca conferisce pienezza all’accordo. Inoltre, anche se il brano è a 4 voci, si nota a volte l’effetto del coro battente tipico della Scuola Veneziana, che consiste nel dividere il coro in due gruppi, in questo caso soprani e contralti da una parte e tenori e bassi dall’altra, per creare un effetto di botta e risposta che potremmo definire stereofonico.

Nell’anniversario della Riforma non poteva mancare una Cantata di Johann Sebastian Bach. Abbiamo scelto la BWV 37 perché adatta al periodo dell’anno liturgico, essendo una cantata per l’Ascensione; il titolo è Wer da gläubet und getauft wird ("Chi crede e viene battezzato") e fu composta ed eseguita nel 1724, l’anno successivo alla nomina di Bach come Kantor della Chiesa di San Tommaso a Lipsia. Si compone di sei movimenti: un Coro, Wer da gläubet und getauft wird, in forma fugata costruito su due temi di carattere molto diverso, il primo legato e in valori larghi, il secondo staccato e rapido, che si alternano e sopvrappongono sia nella parte orchestrale che in quella corale. Seguono un’Aria per tenore, violino e continuo, Der Glaube ist das Pfand der Liebe, di accentuato lirismo, un Duetto, Herr Gott Vater, mein starker Held!, per due voci femminili e continuo che potrenmmo definire una variazione virtuosistica sul tema del corale Wie schön leuchtet der Morgenstern, un Recitativo per basso, archi e continuo, Ihr Sterblichen, verlanget ihr, un’Aria per basso, oboe d'amore, archi e continuo, Der Glaube schafft der Seele Flügel, nella quale basso oboe e violino intrecciano un dialogo serrato e un Corale finale, Den Glauben mir verleihe, sulla melodia del corale Ich dank’dir, lieber Herre, ma con qualche piccola variazione e con interessanti soluzioni armoniche. (Vincenzo Piani)

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