Venezia e la via della Seta

I 'testori de pani de seda'

Venezia e la VIA DELLA SETA

I TESTORI DE PANI DE SEDA, chiamati in città anche 'samiteri' (da samis: i preziosi tessuti bizantini) erano gli artigiani che producevano stoffe di seta ed oro e costituivano una delle Arti più prestigiose in città. 

Marco Polo fu tra i primi viaggiatori occidentali ad importare tessuti preziosi dall'Oriente, contribuendo a creare la ricchezza dei mercanti veneziani.

Ma Venezia intratteneva stretti rapporti commerciali anche con Bisanzio, da dove arrivano spezie, avori e tessuti di seta.

Grazie alla contaminazione con altre culture e sistemi di lavorazione, gli artigiani veneziani perfezionarono le loro tecniche e una leggenda narra che gran parte dei procedimenti fondamentali dell'arte della tessitura della seta fu rivelata da Antiope, un abile tessitore alla corte di Enrico IV, (Imperatore del Sacro Romano Impero nel XI secolo).

Pare infatti che l'Imperatore, recatosi a Venezia in visita al Doge Vitale Falier, avesse chiesto ad Antiope di realizzare una stoffa preziosa per conquistare il cuore della gentildonna Polissena Michiel, di cui si era perdutamente innamorato.

Dal 1269, l'anno in cui i fratelli Polo ritornano a Venezia dal loro primo viaggio in Cina, quest'arte si arricchì ulteriormente sia dal punto di vista tecnico che da quello artistico.

Caratteristici del gusto orientale sono infatti i disegni fitomorfi e zoomorfi che impreziosiscono molte delle stoffe veneziane, da questo periodo in poi.

Anche i tessitori lucchesi, che giunsero numerosi in laguna tra il 1307 e il 1320, diedero un sostanziale apporto allo sviluppo dell’arte serica veneziana ed è infatti grazie a loro che si iniziarono a produrre le mezze sete.

La produzione di tessuti preziosi ha dunque un'antica tradizione a Venezia, ed ha avuto un effetto propulsivo anche sullo sviluppo e sulla crescita di altre Arti e Mestieri.

Nel 1488, tutti i lavoratori del ramo chiesero al Consiglio dei Dieci di riunirsi in un'unica schola.

Divenuto insufficiente il locale ricavato nel Covento dei Gesuiti, i testori acquistarono nel 1634, per la somma di ducati "sei mille correnti a lire 634 per ducato", un grande edificio posto accanto all'Abbazia della Misericordia, nel sestiere di Cannaregio.

Tra gli artigiani che curavano la prestigiosa produzione tessile: tentori, lazzariole, inviaresse, incarnaresse, rimettine, imbastaresse, gropparesse, mistri, telari...

I tessuti più famosi di questa ricca produzione erano gli sciamiti bizantini (samis): pesanti e pregiatissime stoffe ornamentali a due orditi e con almeno due trame in diagonale, quasi sempre impreziosite da eleganti decorazioni realizzate utilizzando fili d'oro o in lega con l'argento.

Frammento di sciamito proveniente dalla tomba di San Giuliano a Rimini, Bisanzio, IX-X secolo, seta. Ravenna, Museo Nazionale.

Le produzioni di Mariano Fortuny e Luigi Bevilacqua sono solo due tra le più conosciute e rappresentative dell'eccellenza nella tradizione tessile veneziana che continua tuttora.

 

Fonti: www.luigi-bevilacqua.com

          www.veneziamuseo.it

 

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