Le Impiraresse

Un mestiere antico tutto femminile

Le IMPIRARESSE

Infilare perle, in dialetto impirar, era un lavoro che tra Ottocento e Novecento veniva svolto prevalentemente da donne, presso il loro domicilio.

Soprattutto durante la bella stagione era possibile vedere al lavoro operaie di tutte le età davanti all’uscio di casa, in particolare nel sestiere popolare di Castello.

Le fabbriche di Murano (Conterie) fornivano le piccole perle di vetro e si servivano di intermediatrici, le Mistre, per reclutare le lavoranti ed organizzare l’attività.

Le impiraresse erano solite sedere in gruppi, tutte con la stessa pettinatura, il cocòn, cioè chignon, raccolto sulla nuca, con in grembo le loro ceste di perline, divise per colori e dimensioni, riempiendo le calli veneziane del loro sprotare (chiacchierare) ma anche di filastrocche e canzoni.

Ecco un testo in dialetto veneziano:
“Semo tutte impiraresse / semo qua de vita piene / tuto fogo ne le vene / tuto sangue venessian / No xè niente che me tegna / quando furie diventemo / semo donne che impiremo / e chi impira ga ragion / se lavora tuto el giorno / come macchine viventi / ma par far astussie e stenti / tra mille umiliasìon / semo fiè che consuma / della vita i più bei anni / per un pochi de schei / che no basta par magnar / anca le sessole pol dirlo / quante lacrime che femo / ogni perla che impiremo / xè na giossa de suòr / per noialtre poverette / altro no ne resta / che sbasàr sempre la testa / al siensio e a lavorar / se se tase i ne maltrata / e se stufe se lagnemo / come ladre se vedemo / a cassar drento en preson / anca le mistra che vorave / tuto quanto magnar lore / co la sessola a ste siore / su desfemoghe el cocòn!”.

Fonte: “La donna nella tradizione popolare” a cura di Luisa Ronchino.

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