05/11/2019 Ora 18:00
Libreria La Bottega di Manuzio

Le ultime. Storie di muri e di speranze

De damnato coitu.Il dramma dell’abbandono dei bambini alla Pietà di Venezia nel Seicento

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Descrizione

LE ULTIME. STORIE DI MURI E DI SPERANZE

De damnato coitu. Il dramma dell’abbandono dei bambini alla Pietà di Venezia nel Seicento

Martedì 5 novembre, ore 18.00, presso La bottega di Manuzio a Mestre

«De damnato coitu. Il dramma dell’abbandono dei bambini alla Pietà di Venezia nel Seicento» è il tema del secondo incontro de «Le Ultime. Storie di muri e di speranze», la rassegna storico-letteraria ideata e curata dalla libreria La bottega di Manuzio in collaborazione con l’Istituto Provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà di Venezia. Dopo l’incontro inaugurale sull’Istituto della Pietà, martedì 5 novembre alle ore 18.00 in via Gerlin 5 a Mestre l’appuntamento sarà con Deborah Pase, archivista dell’Istituto Provinciale per l’Infanzia Santa Maria della Pietà. Interverrà Roberto Stevanato, presidente del Centro Studi Storici di Mestre che ha curato la pubblicazione del volume oggetto dell’incontro. La serata vedrà la partecipazione straordinaria dello scrittore Tiziano Scarpa, autore di «Stabat Mater», romanzo ambientato al Pio Ospedale della Pietà e premio Strega nel 2009. Ingresso libero fino a esaurimento posti disponibili. Informazioni info@labottegadimanuzio.com | 347 3386715.

Nell’incontro di martedì si parlerà del Pio Ospedale e dell’accoglienza ai neonati nati in contesti di miseria o frutto di relazioni nascoste, illegittime. Le madri, disperate per l’abbandono di bambini che speravano un giorno di poter riprendere con sé, mettevano qualcosa tra le fasce: un contrassegno, un "segnale" per la loro identificazione, spesso tagliato a metà (monete, orecchini, carte da gioco, immagini sacre, etc.). Una metà la tenevano con sé, nell’attesa di ricongiungere le due parti e, quindi, di ricongiungersi al proprio figlio.

Le vicende di queste donne saranno raccontate attraverso documenti storici e testi letterari giungendo al presente, al dramma delle “Ultime” dei nostri giorni: donne molto spesso dimenticate dagli altri, abbandonate come sacchi vuoti nelle periferie, ai bordi del mondo del consumo. Molte di queste donne subiscono situazioni violente e forme di ingiustizia quotidiana, prive di strumenti culturali per ribellarsi. Ciò che accumuna tutte queste vicende è un muro che è una separazione fisica, come nel caso della “scafetta” nella quale si collocavano i bambini abbandonati a Venezia, ma allo stesso tempo “mentale” per il distacco e l’indifferenza che spesso circondano queste donne.   

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