12/01/2017 Ora 18:00
Centro Culturale Candiani

Dall'arte di mettersi in gioco al gioco da mettersi in arte

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Descrizione

"DALL'ARTE DI METTERSI IN GIOCO AL GIOCO DA METTERSI IN ARTE": immagini del serissimo divertimento
a cura di Paolo Pistellato, storico e critico dell'arte

Non c'è cosa più seria del gioco, col quale da piccoli (spensierati?) abbiamo appreso ignari la difficile arte di metterci in gioco, cominciando a definire il nostro futuro ruolo di adulti. Che fatica: eppure ora rimpiangiamo quel tempo come una irripetibile età dell'oro. Da grandi troviamo altri giochi, ma non è più lo stesso. Per fortuna l'arte ci regala – almeno dal XIX secolo – vie di ritorno alla ludica infanzia. Scartati gli sport individuali o di squadra (l'indagine si farebbe troppo ampia), interesserà curiosare tra le immagini del gioco dall'arte antica al '700: dalle capriole acrobatiche su groppe di tori minoici al kottabos dei simposi classici; dalle tardogotiche palle di neve dei nobili trentini al curioso backgammon (per tirare a sorte la santa tunica) in crocifissioni cretesi del '500; i moraleggianti giochi infantili di Brueghel e il fortunato tema del baro a carte sei-settecentesco (da Caravaggio a Longhi, ma le carte da gioco avranno ancora lunga vita), fino ai molti svaghi carnevaleschi. E ancora bambole e altalene, dama e scacchi, tacendo d'altro. Ma solo con l'800 – anticipato dalle bolle di sapone di Chardin – il tema si fa toccante memoria individuale, che metafisica e surrealismo traghetteranno nell'onirico: giochi interrotti (Cecioni), ammucchiati in metafisiche soffitte della mente (De Chirico, Carrà), oggetto di straniante contemplazione (Casorati), caricati su isole volanti per la gioia dei nostri Peter Pan interiori (Savinio), sparsi in siderali spazi desertici (Tanguy) che i muti sonagli di Magritte non riescono a rianimare, o sostituti di viaggi impossibili (Cornell). Nel '900 persino i congegni meccanici (oggetti seriali per eccellenza) si fanno individui che si rifiutano di produrre e iniziano a giocare, spesso alla seduzione erotica (dalle “macchine celibi” ai buffi sferragliamenti di Tinguely). E i mobile di Calder? Fanno storia in scultura per altri motivi, ma qui si è tentati di evocare manine protese verso i colorati richiami pendenti sulla culla. Da ultimi – non per importanza – reclamano il loro spazio i giochi di parole, i cortocircuiti fra titoli e soggetti delle opere (Duchamp insegna e gli innumerevoli epigoni variano sul tema, passando per il passatempo surrealista del cadavre exquis): restano insuperate le pagine di Freud sul motto di spirito a svelarci il piacere regressivo di un uso pre-logico del linguaggio, con l'aiuto dell'inconscio o del pre-conscio. Passati gli anni Sessanta ed entrati nella vera contemporaneità, tutto si complica o meglio si dirama lungo molteplici e imprevedibili percorsi espressivi di accesso alla sfera ludica, impossibili da riassumere in poche righe: meglio lasciare all'uditorio la sorpresa della scoperta o ancor più – visto il tema – tenersi l'ultima carta da giocare a fine partita.
Paolo Pistellato

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sala conferenze quarto piano
ingresso libero

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esempio: 21/08/2018

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