03/04/2019 Ora 16:00
Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti

Dalla "maniera italiana" al mito dell'Italia

la cultura italiana e il mondo tedesco tra Sette-Ottocento

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Descrizione

Dalla "maniera italiana" al mito dell'Italia: la cultura italiana e il mondo tedesco tra Sette-Ottocento

Nei decenni a ridosso del XVII secolo, a dispetto di una ormai consolidata inferiorità politica la cultura italiana manierista e barocca conosce una straordinaria potenzialità di irradiamento in tutta Europa, ma soprattutto nell'area austro-tedesca, con una forza affermativa sconosciuta persino a quella umanistico-rinascimentale. Due le cause principali: 1) il vistoso ritardo settentrionale nei confronti dell'elaborato gusto italiano, e 2) l'ingresso di alcuni stati della penisola nell'orbita asburgica.

A questa fortuna  contribuiscono letterati, artisti e intellettuali di altissimo livello, e in misura non minore una vera e propria legione di anonimi professionisti della cultura, di artisti e di artigiani (decoratori, architetti di scena e maestranze teatrali) che, proprio per la loro cifra non eccelsa tendono a riproporre, e dunque a consolidare, la "maniera italiana", la sua capacità di rielaborare artisticamente il quotidiano (decorative Lebenskunst, la chiameranno i tedeschi). Il fenomeno si protrarrà  fin verso gli anni Sessanta-Settanta del Settecento, quando la spinta propulsiva si arresterà, in seguito alla crisi dell'Arcadia (il "marchio italiano" di maggior garanzia in terra tedesca), al mutato contesto europeo di profonda ridiscussione ideologica e politica, e alla  rapida crescita della cultura tedesca con l'affermazione sempre più consapevole della dignità della propria lingua.

Nel Grand Tour settecentesco europeo la direttrice inizia a rovesciarsi: l'Italia non più come modello culturale da imitare, ma proiezione dei propri miti e fantasmi (la Italienische Reise, 1816-17, di Goethe, e non solo), anelito verso un sud idealizzato (Sehnsucht nach dem Süden) e non reale. A partire dagli anni Sessanta dell'Ottocento, il rovesciamento del flusso di scambio è definitivo, con l'importazione massiccia dalla Germania di modelli di organizzazione culturale, scientifica e statale da parte delle élites del nuovo potere in Italia.

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