La Fiera della Sensa

Expo e Biennale insieme

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La Fiera della Sensa

Nel giorno della Sensa (l’Ascensione) si celebra lo storico “Sposalizio di Venezia con il mare”.

La ricorrenza è legata a due eventi importanti nella storia della Serenissima: il primo nel 998 (proprio il giorno dell’Ascensione) quando il doge Pietro Orseolo II ricevette dal Vescovo di San Pietro di Castello il vessillo benedetto che lo condusse alla vittoria contro i Dalmati e il secondo nel 1177 quando il Papa Alessandro III donò al doge Sebastiano Zani un anello d’oro per ringraziarlo dell’aiuto avuto nella riconciliazione con Federico Barbarossa.

Nei giorni che precedevano la festa veniva allestita in Piazza San Marco la ‘Fiera della Sensa’: una cittadella-mercato sulle cui bancarelle si potevano trovare le merci locali, rinomate in tutta Europa, insieme a quelle che arrivavano con le navi da paesi lontani.

Francesco Guardi 'La Fiera della Sensa'

Come dice il Tassini: “l’importanza della Fiera, alla quale partecipavano anche gli artisti esponendo pitture e sculture, si inseriva nell’attività industriale e commerciale di Venezia, in contatto con i più lontani paesi”.

Giulio Lecomte nel suo libro ‘Venezia - colpo d’occhio letterario, artistico, storico’ del 1844 così descrive quell’evento:

“Una città mobile ingombrava la Piazza (...) con le sue strade le sue botteghe ridondanti di tutti i tesori che le navi recavano allora a Venezia da tutte le parti del mondo. Erano mercanzie venute da Oriente e da Occidente: i veneziani frammischiavano a questi prodotti stranieri i loro cristalli, i loro specchi, le loro perle, i loro vetri e i loro lavori di oreficeria celebrati per tutta Europa. Le stoffe di seta, le quali rivaleggiavano colle migliori indiane, furono si rinomate che Carlomagno, durante la sua vita, non volle portare se non che vesti di fabbrica veneziana”

L’ultimo edificio in legno eretto in Piazza nel 1776 per accogliere la Fiera e di cui abbiamo un’immagine in un quadro di Gabriel Bella, fu ideato dall’architetto Maccaruzzi e costruito dal falegname Giovanni Maria Monaco.

Durante la Fiera erano numerosissimi i veneziani e i forestieri che frequentavano le varie mostre e le caffetterie, provviste di ogni sorta di rinfreschi.

Attivissimo in questo periodo era anche il traffico di merciai per il pubblico femminile e si diffuse l’usanza di esporre nelle vetrine dei negozi vicini alla Piazza la ‘Piavola de Franza’ (poupée de France): una bombola rivestita con i modelli dell’ultima moda parigina, figurino ammirato e consultato con grande interesse dalle veneziane.

Nel ‘700, quando il gusto francese influenzava la moda europea ed anche il costume veneziano, durante la Festa della Sensa la sartoria locale traeva ispirazione da questo manichino che diede il nome anche ad uno dei più antichi atelier  veneziani, nelle cui vetrine veniva esposto regolarmente durante la ricorrenza.

Piavola de Franza’ entrò nel gergo popolare ad indicare  una donna dall'atteggiamento frivolo, sciocco e capriccioso, tanto che Carlo Goldoni fa sbottare il suo Lunardo dei Rusteghi contro la moglie: “Cossa voleu che diga quei galantomeni che vien da mi? Che sé la piavola de Franza?…”

 

Fonti: G. Tassini 'Feste, spettacoli, divertimenti e piaceri degli antichi veneziani' ed. Filippi

 

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